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L’Antica Manifattura, una città nella città. “I corridoi? Non vedevi la fine. Eravamo i guardiani del fuoco”

Lucca, 20 agosto 2026 – Donne, a centinaia, correvano su telai neri consunti per raggiungere la Manifattura Tabacchi. Erano le rinomate “sigaraie” di Lucca. E c’erano coloro che si fermavano affascinati da questo spettacolo che si ripeteva giorno dopo giorno nel cuore della città. Oltre quel cancello, entravano in un quartiere vastissimo, che sembrava – per dimensioni – una città nella città. Poi alle 22, quando la fabbrica si svuotava, Vincenzo Pardini, allora guardia giurata (stiamo parlando degli anni ’95-’96), entrava in azione.

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L’ingresso delle “sigaraie”, così erano chiamate le donne che lavoravano nella manifattura nel 1964. Foto per gentile concessione di Bertuccelli Domenico

Il turno durava fino all’alba del giorno successivo e si muovevano sempre in due in una sorta di staffetta: erano i custodi della manifattura con il compito di prevenire eventuali incendi. Oggi Pardini, che è uno scrittore apprezzato e un collaboratore storico de La Nazione, racconta la sua esperienza in quel luogo simbolo del sigaro ‘Toscano’, famoso in tutto il mondo.

Una storia ancora intatta nella memoria di chi l’ha vissuta. Oggi la manifattura Sud vive una sorta di sospensione. E molti si chiedono ansiosi quale sarà il destino dell’edificio del centro storico dopo che la commissione incaricata dell’esame dell’unica proposta pervenuta per il bando di affidamento, presentata da Polimea Lucca, è stata respinta nelle ultime settimane per “inammissibilità”.

VINCENZO PARDINI RUBRICA NO CREDITI

Vincenzo Pardini, all’epoca guardia giurata

Pardini, cosa ricorda della Manifattura?

“L’edificio era così vasto che i corridoi sembravano infiniti. E quante rampe di scale ho dovuto salire e scendere ogni notte, non potreste nemmeno immaginarlo. L’edificio era composto da tre piani e il primo era quello in cui venivano effettuati i controlli e le perquisizioni: chi entrava non poteva avere sigari con sé ma io, essendo un grande appassionato, spesso ricevevo rimproveri per averne uno in tasca. Anche chi usciva veniva controllato, ovviamente per evitare che riuscisse a portare via qualcosa. Vi racconto un aneddoto divertente a questo proposito…”.

Dica.

“È capitato che alcune guardie abbiano lanciato dei sigari dalla finestra, ovviamente potete immaginare le scene comiche”.

Mi racconti del suo turno di lavoro.

“Insieme al mio collega, in una sorta di staffetta, dovevamo passare per 27-28 stazioni per segnare gli orologi antincendio. Quando mi fermavo io, continuava lui. L’odore del tabacco era intenso. Ed io ogni sera uscivo di casa con cinque cambi di camicie bianche che dovevo cambiare ad ogni turno mentre mi riposavo per lo sforzo. Essendo stato un convento, dava anche una sorta di sensazione di oppressione. E di notte ancora di più”.

Ci sono mai stati incidenti?

“No, mai”.

E ha mai avuto paura a girare di notte da solo in quelle corsie?

“No, devo dire che non ho mai avuto paura”.

E le donne, molti ricordano di averle viste passare in bicicletta…

“Mi ricordo di loro mentre pedalavano chinandosi sulle biciclette con telaio nero per tornare a casa dopo un’altra giornata passata a lavorare i sigari nel complesso della Manifattura, dove i loro banchi erano così usurati da aver creato un solco nel legno. Mi ricordo anche di un altro mezzo che usavano negli anni ’70: alcune arrivavano in città con una diligenza trainata da cavalli che partiva da Santa Maria del Giudice, dove abitavo, guidata dal mitico Puppino”.

Oggi la Manifattura è un luogo abbandonato e il suo destino è ancora molto incerto. Cosa ne pensa?

“Sì e mi dispiace perché è un simbolo di una storia che ha segnato Lucca e i suoi abitanti. Avere la fabbrica in città era una tradizione, ma poi si è spostata fuori. Mi piacerebbe che venissero costruiti al suo posto dei luoghi di incontro dedicati ai giovani, che attualmente mancano in città”.

2026-08-20 03:01:00

Robert Smith

Corrispondente da Lucca

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