
SAN MINIATO – Servirà ancora tempo per sapere che cosa ha davvero ucciso Mattia Giani. La perizia chiesta dal giudice sulle cause della morte del giovane attaccante del Castelfiorentino, residente a San Miniato, non è ancora pronta: nell’udienza di martedì mattina i tre consulenti nominati dal gip hanno chiesto altri due mesi per completare il lavoro. Il nuovo appuntamento in aula è fissato per il 2 dicembre.
Una nuova attesa per la famiglia e per tutto il mondo del calcio dilettantistico tra il Valdarno e l’Empolese, che non ha mai dimenticato quel pomeriggio del 14 aprile 2024. Mattia stava giocando una partita del campionato di Eccellenza sul campo del Lanciotto, a Campi Bisenzio: dopo una fuga palla al piede e un tiro verso la porta si accasciò sull’erba. Soccorso e trasportato all’ospedale di Careggi, morì poco dopo.
Cento giorni non sono bastati
L’accertamento è stato disposto con la formula dell’incidente probatorio davanti al gip Roberta Di Maria, così da cristallizzare una prova tecnica utilizzabile in un eventuale processo. I periti del giudice – Di Paolo, Edmin e Del Sarto – si erano presi cento giorni per rispondere ai quesiti, ma il termine non è stato sufficiente e la consegna della relazione è stata rinviata.
Tre indagati per omicidio colposo
Il fascicolo per omicidio colposo è coordinato dal pubblico ministero Alessandro Moffa. Gli indagati sono tre: un ex dirigente del Lanciotto Campi e due medici sportivi, con studi a Empoli e a Cascina, che avevano certificato l’idoneità agonistica del calciatore. Sarà proprio la perizia a stabilire le eventuali responsabilità dei tre indagati.
Fino ad allora, per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza. A San Miniato, intanto, chi conosceva Mattia continua ad aspettare risposte: la prossima tappa sarà a dicembre.
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