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Altopascio, la Essity valuta di vendere o scorporare la carta tissue: allarme per lo stabilimento e per oltre 600 lavoratori della Piana. I sindacati: «Magazzini ridotti e manutenzione insufficiente»

Nubi sul futuro della Essity, uno dei colossi della carta che ha ad Altopascio uno dei suoi stabilimenti lucchesi. La multinazionale starebbe valutando di scorporare o vendere a un soggetto terzo l’intera divisione Consumer Tissue, quella della carta per uso domestico, e nel distretto cartario lucchese scatta l’allarme dei sindacati.

A lanciarlo sono Slc Cgil Lucca e Area vasta Firenze, Prato e Pistoia, Fistel Cisl Toscana e Uilfpc Uil Toscana, che ricordano i numeri in gioco: nel distretto lavorano per Essity oltre 600 persone, divise tra gli stabilimenti di Altopascio, Porcari e Collodi.

Le due strade indicate dall’azienda

Secondo la ricostruzione delle organizzazioni sindacali, all’inizio dell’estate il gruppo ha informato i rappresentanti dei Comitati aziendali europei dell’avvio di una valutazione interna per individuare i settori più adatti agli investimenti futuri. Nell’incontro successivo, a settembre, i vertici hanno spiegato che gli investitori considerano il Consumer Tissue un comparto con margini di guadagno «non in linea con le aspettative».

Non si parla di perdite, precisano i sindacati: la divisione resta in attivo, ma con profitti inferiori rispetto alle aree Medical e Personal Care, e per questo viene ritenuta meno interessante per nuovi investimenti. In un ulteriore aggiornamento l’azienda avrebbe messo sul tavolo solo due opzioni: lo scorporo della divisione oppure la sua vendita.

«Magazzini ridotti, manutenzione insufficiente»

Uno scenario che, scrivono Cgil, Cisl e Uil, aumenta la preoccupazione dei dipendenti, che negli ultimi mesi avrebbero già visto peggiorare la situazione produttiva: «magazzini ridotti, manutenzione insufficiente e crescenti difficoltà operative». A pesare è anche il silenzio: la mancanza di comunicazioni ufficiali e le voci informali che girano nei reparti, spiegano i sindacati, alimentano l’agitazione del personale.

Non è la prima volta. Le sigle ricordano che il copione è già visto: era il 2021 quando per la prima volta venne annunciata la volontà del gruppo di uscire dal comparto, seguita da «una lunga fase di non risposte». «Non vorremmo trovarci nella stessa condizione di allora – avvertono – ma non ci sottrarremo per questo alle nostre responsabilità».

La richiesta: tavoli con Comuni e Regione

I sindacati promettono di tenere alta la guardia perché ogni decisione che pesa sui lavoratori venga presa con il loro pieno coinvolgimento. Chiedono all’azienda informazioni «puntuali e trasparenti» e un confronto a tutti i livelli, ma anche un ruolo attivo delle istituzioni: l’idea è attivare tavoli permanenti con i Comuni interessati – Altopascio compreso – e con la Regione Toscana, per monitorare l’evoluzione della vicenda e garantire che ogni scelta tenga conto dell’impatto sociale, occupazionale e industriale sui territori.

Una partita che riguarda da vicino Altopascio e le famiglie che lavorano nello stabilimento: ora la palla passa all’azienda, chiamata a fare chiarezza sul futuro della carta tissue nella Piana.

Giulia Neri

Corrispondente da Altopascio Montecarlo

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Giulia Neri

È corrispondente da Altopascio per altopascio.info. Segue la vita del territorio — scuole, associazioni, amministrazione — con uno sguardo attento alla Via Francigena e il pane fornaio, con il lago di Sibolla. Scrive in modo sobrio, da chi il luogo lo frequenta tutti i giorni.

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