
Lo ha tenuto dentro per quarant’anni. Adesso Elisa ha deciso di dirlo ad alta voce: «Da piccola ho subito una violenza sessuale». La cantautrice di Monfalcone ha scelto di raccontarlo a pochi giorni dalla presentazione del mediometraggio Kintsugi e a poco più di tre settimane dall’uscita dell’album omonimo, attesa per il 27 novembre.
Il tema attraversa anche il film, presentato alla Festa del Cinema di Roma con il titolo Kintsugi… e sono la mia opera: monologhi e pagine di diario lette da Elisa davanti alla camera.
«Avevo otto anni»
Il discorso è arrivato parlando dei diari che Elisa scrive dalla quinta elementare, decine di quaderni chiusi in grandi bauli. «Ho scelto di parlarne attraverso questo film. L’ho condiviso attraverso l’arte perché penso che raccontarlo possa essere utile a tante persone che hanno vissuto quello che ho conosciuto io», ha spiegato in un’intervista.
Alla domanda sull’età, la risposta è stata netta: «Avevo otto anni. Non piccola abbastanza da poterlo dimenticare, ammesso sia mai possibile». E ancora: «Il tipo di esperienza umana che segna la vita di chi ha vissuto la violazione del corpo è qualcosa di molto difficile da nominare. Mi ha segnata per sempre».
La cantante non entra nei dettagli dell’episodio. Parla invece del dopo: la fiducia negli adulti andata in frantumi, la sensazione di non essere stata protetta, un mondo che da quel momento «si popola di mostri e di pericoli».
La madre, la terapia a 48 anni e il nonno tornato da Buchenwald
Prima di parlarne con la madre sono passati molti anni. Per iniziare un percorso terapeutico Elisa ha aspettato fino ai 48 anni. «Io vorrei che nessuno aspettasse a parlarne», ha detto, spiegando perché ha deciso di esporsi ora. La terapia la sta aiutando a smettere di colpevolizzarsi: «Certi ingombri non si rimuovono, ma si può sistemarli nel posto giusto».
Nel passaggio più intenso ha ricordato il nonno partigiano, tornato da Buchenwald con metà del peso e rimasto in silenzio su quel periodo per tutta la vita. Lei, al contrario, dice di usare le parole «come rammendo delle ferite».
«Una persona violentata non ha mai nessuna colpa»
Elisa lega il suo racconto all’impegno con Una, nessuna, centomila, il movimento contro la violenza sulle donne fondato con altre artiste italiane, che nel 2022 ha portato a Campovolo un grande concerto. «Voglio cercare di essere utile alle tante ragazze e donne, e ai tanti ragazzi, che hanno subito la violenza sessuale. È una missione collettiva, liberarsi da questo assurdo, straziante, senso di colpa», ha detto. E poi la frase che resta: «Il dolore si deve nominare per processarlo. Una persona violentata non ha mai nessuna colpa».
Il titolo del progetto richiama la tecnica giapponese che ripara gli oggetti rotti con l’oro, senza nascondere le fratture. «Non nascondi le rotture, ma le rispetti perché ti hanno insegnato tante cose», ha spiegato la cantante. «È da tutte quelle crepe che esce la tua luce».
Chi ha subito violenza o abusi può chiamare il 1522, il numero gratuito antiviolenza e stalking attivo 24 ore su 24.
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