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Lucca – Auditorium del Suffragio: Concerto del Quartetto Guadagnini

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I quindici quartetti per archi di Dmitrij Dmítrievič Šostakovič si distinguono per numma di quelli scritti dai più grandi musicisti del Novecento. È opinione comune che essi rappresentino momenti di riflessione “privata” nel corpus delle sue composizioni, sottratti alla “funzione retorica sociale” che le circostanze storiche imposero a lungo alla sua produzione sinfonica e da balletto (l’autore abbandonò il genere operettistico dopo solo due opere). Dopo la sua morte furono attribuite all’autore dichiarazioni contrastanti su questa differenza oggettiva. Comunque, il livello di questi quindici lavori, ciascuno in una tonalità diversa, è tale da rendere molto opportuna la decisione del Quartetto Guadagnini di eseguire l’integrale dei suoi quartetti nel corso della stagione 2024-25. Questa serie di esecuzioni includerà l’Associazione Musicale Lucchese, della cui importanza abbiamo avuto molte occasioni di parlare. Il primo appuntamento si è tenuto sabato 16 novembre con i Quartetti nn 1, 3 e 5 (anziché i nn. 1, 2 e 3 originariamente previsti) nell’Auditorium del Suffragio, parte del Conservatorio Luigi Boccherini.

Abbiamo conosciuto personalmente il Quartetto Guadagnini, fondato nel 2012 e insignito solo due anni dopo del Premio Farulli, grazie a uno dei quartetti più importanti ed esigenti di Šostakovič, quello n. 8 in do minore composto durante la visita, nel 1960, a Dresda distrutta e dedicato, non si sa se spontaneamente, “alle vittime del fascismo e della guerra”. L’annuale rassegna Lucca Classica lo presentò nel maggio 2018 in due esecuzioni diverse e molto ravvicinate: la prima, nella Sala Ademollo del Palazzo Ducale, fu eseguita proprio dal “giovane e impetuoso, ma estremamente concentrato Quartetto Guadagnini”, che ne diede un’esecuzione “estremamente drammatica” (citiamo dalla nostra recensione di allora).

In questa nuova occasione, i quattro “ragazzi” di sei anni fa hanno dimostrato di aver notevolmente affinato la loro maestria strumentale, la loro capacità di definire i timbri, la varietà di fraseggio. Il breve Primo quartetto è tradizionalmente sottotitolato Primavera sia per la stagione dell’anno in cui fu composto, sia per l’occasione immediata che lo ispirò a Šostakovič (la nascita del figlio Maksím nel maggio 1938), sia ancora per la dichiarazione del compositore d’aver voluto “visualizzare scene infantili e atteggiamenti spontanei e luminosi associati con la primavera”: è difficile immaginare, senza conoscere l’opera, un contrasto più radicale tra questo pezzo e la grandiosa Quinta sinfonia op. 47, conclusa una decina di mesi prima e destinata a ristabilire il successo del compositore in patria e, guarda caso, a consacrarlo in America. I Guadagnini lo hanno eseguito con estrema leggerezza di tocco, coerente con la trasparenza quasi neoclassica della sua tessitura tematica e armonica; altrettanto appropriata ci è sembrata in quest’opera quella che potremmo chiamare una loro caratteristica: la preminenza sonora e visiva del primo violino.

Del tutto diverso è il panorama emotivo del Terzo quartetto. Composto nell’estate del 1946, la prima dopo la fine della più grande catastrofe bellica mai conosciuta dall’umanità, esso tuttavia non trasmette alcuna visione ottimistica, ma piuttosto una riflessione sconsolata su ciò che era accaduto. Il Quartetto Guadagnini, pur nel quadro di una perfetta compostezza e sempre mirando a una raffinata bellezza del suono, ha qui maggiormente sfaccettato le voci e ne ha fatto emergere progressivamente il diverso ruolo nella struttura drammatica e polifonica della composizione, fino alla conclusione disperata affidata a un pianissimo del violoncello. (“L’eterna domanda: perché? e a quale scopo?” era il sottotitolo esplicativo che il Quartetto Borodin, uno degli interpreti storici di Šostakovič, faceva aggiungere per il movimento finale nei programmi di sala dei concerti in cui eseguiva questo brano.)

Gli stessi caratteri e pregi esecutivi hanno caratterizzato l’esecuzione del Quinto quartetto, scritto nell’autunno del 1952, cioè nel periodo che faceva temere una ripresa del peggior terrore staliniano, e “tenuto nel cassetto” per oltre un anno: il pessimismo che emergeva alla fine del Terzo appare ora come congelato in pura disperazione. L’ascoltatore è presto colpito, e per cosí dire “orientato” da una delle prime comparse, seppure in sequenza permutata, del motto Re-Mi bemolle-Do-Si, che corrisponde alla firma dell’autore in grafia tedesca (DSCH) e diverrà, a partire dall’imminente Decima sinfonia op. 93, una sorta di “firma” ricorrente nelle sue composizioni. Può essere che i Guadagnini abbiano deciso di sostituire quest’opera al previsto Secondo Quartetto per evidenziarne l’affinità con il Terzo che lo aveva preceduto (o forse ciò è avvenuto per altre ragioni di carattere più “pratico”). A noi è sembrato che, oltre a eludere sin dall’inizio l’aspettativa di ascolto dei quartetti di Šostakovič in ordine cronologico, la scelta abbia creato un certo senso di ripetizione, dato che i due pezzi principali del programma si evolvono verso una conclusione troppo simile.

L’Auditorium del Suffragio a Lucca è un’ex chiesa conventuale che oggi può accogliere 212 ascoltatori (secondo noi la dimensione ideale per i concerti “da camera”), e sabato 16 non era nemmeno completamente pieno. Nonostante ciò, il successo e l’apprezzamento tangibile del pubblico sono stati pieni e convinti, nell’attesa di un bis che non è stato concesso e che sarebbe stato comunque molto difficile scegliere in modo adeguato. Attendiamo con grande interesse la continuazione e la conclusione in loco della serie di concerti.

La recensione si riferisce al concerto del 16 novembre 2024.

Vittorio Mascherpa

2024-11-23 20:14:00