

L’interessante e coinvolgente conferenza organizzata dal Pd di Capannori intitolata La scuola che era, la scuola che verrà, la scuola che vorremmo si è svolta nella sala consiliare del Comune di Capannori lo scorso giovedì (12 marzo).
Hanno partecipato come ospiti e relettori il dottor Nicola Preziuso (ex dirigente dell’Istituto comprensivo di Lammari), il dottor Luigi Lippi (ex dirigente dell’Isiss della Piana di Lucca), la professoressa Paola Paterni (insegnante di letteratura all’It Benedetti di Porcari), e la professoressa Camilla Corti (insegnante di sostegno al liceo Majorana di Capannori). Coordinati dal professor Antonio Cipriani (consigliere comunale del Pd di Capannori), hanno presentato e discusso diversi aspetti del complesso universo della scuola e delle sue possibili evoluzioni e sviluppi.
Dopo i saluti del sindaco Giordano Del Chiaro, il dottor Preziuso ha parlato dell’importanza che il Patto per la Scuola ha avuto, ha attualmente e avrà- l’accordo di rete firmato a Capannori tra le scuole e il Comune di Capannori. Questo accordo di rete ha permesso di raggiungere obiettivi di formazione comuni. Ha inoltre illustrato alcune priorità che la scuola deve seguire: formazione del pensiero critico nelle studentesche per crescere adulti capaci di scegliere, argomentare e ragionare con le loro teste conosciendo le fonti delle notizie.
Ha poi sottolineato l’importanza di una ‘formazione di genere’, affettiva e sessuale per combattere gli stereotipi sessuali, il maschilismo dominante nella nostra società e per insegnare il concetto del consenso a sin dalla scuola dell’infanzia. Fondamentale inoltre il tema dell’ educazione alla pace come creazione di uno stato d’animo che tende a comunicare con gli altri, li ascolta e prova empatia.
Il dottor Lippi si è invece concentrato sul significato dell’educazione civica che non deve essere una raccolta di nozioni da apprendere e valutare, ma deve basarsi sulla conoscenza e sull’implementazione, nel quotidiano, dei valori scritti nella Costituzione. Così era quello che Aldo Moro aveva pensato nel 1958. La scuola deve essere il luogo in cui si sviluppa la coscienza civile, lavorando ‘con’ i ragazzi per educare i ‘cittadini sovrani’ (citando don Milani), elemento fondamentale della democrazia. L’opposto dell’essere sudditi.
La professoressa Paterni ha invece spiegato come le recenti innovazioni normative nel sistema scolastico italiano introducono cambiamenti importanti che rischiano di ridimensionare il ruolo educativo dell’insegnante. Da un lato, le nuove direttive nazionali del 2025 orientano l’insegnamento della storia verso una dimensione prevalentemente narrativa e più incentrata sull’identità nazionale ed europea, definendo contenuti, prospettive, metodi didattici più diretti alla conoscenza che allo sviluppo del pensiero critico.
D’altro canto, la legge 150/2024 rinforza gli aspetti disciplinari e procedurali della vita scolastica, mentre le recenti indicazioni sul diritto al contraddittorio accentuano il carattere formale delle relazioni tra scuola, studenti e famiglie.
In questo contesto la funzione educativa e formativa dell’insegnante, basata sulla relazione pedagogica e sull’autonomia professionale, viene progressivamente svilita e, simultaneamente, esiste il rischio che i nostri studenti perdano la capacità di imparare ad imparare e di acquisire quella consapevolezza e gli strumenti critici che impediscono loro di abitare pienamente il futuro.
La professoressa Corti ha invece focalizzato l’attenzione sull’inclusione scolastica come processo e obiettivo verso cui tendere, non un risultato già raggiunto né qualcosa che si realizza semplicemente con l’introduzione di una norma. È piuttosto un punto di riferimento che indirizza quotidianamente il nostro modo di fare scuola. Il concetto di inclusione nasce dall’evoluzione di quello di integrazione: mentre nel modello integrativo le modifiche riguardano prevalentemente il singolo studente, nel modello inclusivo si interviene sul contesto, secondo il principio dell’adattamento ragionevole, adottando strategie e metodologie didattiche inclusive, per tutti. In questa prospettiva, l’inclusione riguarda l’intero gruppo classe: da un lato protegge il diritto all’apprendimento e alla realizzazione personale delle persone con disabilità, sostenuto dalla Costituzione; dall’altro rappresenta un’opportunità per costruire una scuola più aperta, moderna e accogliente, in cui gli studenti imparano a riconoscere le fragilità negli altri per imparare a comprendere e accettare anche le proprie, alleggerendosi dal peso di modelli prestazionali irrealistici e di aspettative sociali che spesso generano sofferenze invisibili.
La serata si è conclusa con l’intervento di Sofia Quarto, giovane studentessa di recente diplomata al liceo scientifico Majorana e ora iscritta a medicina. Ha enfatizzato quanto sia stato importante nel suo percorso educativo la possibilità di vivere la scuola aperta oltre l’orario scolastico curriculare: gruppi di studio, occasioni di incontri serali autogestiti dagli studenti sono stati per lei occasione di ricevere la ‘fiducia’ nel suo ruolo di studente, di ricercatore, di creatore di futuro.
Il dibattito con il pubblico presente ha poi fatto emergere la necessità di mantenere la scuola al centro degli investimenti sia del governo che locali per mantenere o creare spazi sempre più accoglienti e belli. Inoltre, è stato evidenziato il bisogno di strategie per restituire autorità al corpo docente troppo imbrigliato nella burocrazia, nonché sviluppare interventi di supporto con personale specializzato per risolvere i crescenti disturbi comportamentali e di apprendimento che vengono riscontrati tra gli studenti.
Sarebbe fondamentale ridurre il numero di studenti per classe per personalizzare meglio gli interventi educativi e, è stato auspicato, un ‘conclave’ tra le parti che a vari titoli hanno competenze sul tema dell’insegnamento e dell’educazione per evitare interventi sporadici e dannosi da parte dei governi che si susseguono ad ogni legislatura.
2026-03-15 14:00:00