
di Maurizio Guccione
LUCCA
È una storia affascinante quella del Centro Studi “Giacomo Puccini” di Lucca. Una nata dalla passione genuina per la cultura musicale pucciniana, che si interseca certamente con i luoghi del Maestro, ma appartiene al mondo intero; e non passa attraverso il protagonismo, né l’interesse venale o il desiderio di apparire. Si è sviluppata da quell’intuizione sbocciata trent’anni fa, intraprendendo un percorso paziente e coerente, maturato grazie agli obiettivi stabiliti dai fondatori ispirandosi a tre pilastri: ricerca scientifica, crescita culturale, divulgazione. Ne parliamo con la Presidente, la musicologa professoressa Gabriella Biagi Ravenni.
Diamo un’occhiata al principio, come è nato il Centro Studi Giacomo Puccini?
“Inizierei due anni prima, nel 1994 quando organizzammo un congresso internazionale per il 70esimo anniversario della morte del Maestro; Maurizio Pera (uno dei soci, ndr) me lo aveva chiesto specificamente e coinvolgemmo l’Università di Pisa: arrivarono i più importanti esperti del momento di Puccini creando un’atmosfera speciale; pensate che Pera fece un lavoro eccellente, tanto che i pasti furono offerti dai ristoratori lucchesi (Ravenni sorride, ndc) e la Provincia contribuì; si creò armonia e molti esperti si conobbero personalmente. Da lì pensammo a un qualcosa di permanente a Lucca per Puccini, dove era già presente la Fondazione Puccini, la prima a portare il suo nome, ma in quegli anni era un po’ “sommersa”; cominciammo a discutere fino a quando arrivò, nel 1995, Michele Girardi: era uscita la sua monografia su Puccini e organizzammo una presentazione del volume: a quel punto nacquero le premesse, dagli obiettivi statutari alla costituzione. Era il 1996″.
Privati cittadini, amanti di Puccini, esperti di musica…
“Esatto, era il nostro desiderio; ricevemmo un contributo fondamentale dal Cassa di Risparmio di Lucca dell’epoca e lo elargì, diciamo, a scatola chiusa: quel finanziamento non era solo economico, esprimeva una sostanziale, profonda condivisione”.
E poi?
“Abbiamo perseguito la ricerca mettendo a disposizione i risultati per fare divulgazione; sono arrivati i contributi da enti e Fondazioni bancarie, tutti importanti e il cambiamento avvenne con il Ministero della Cultura; nel 2021 siamo stati inseriti nella “tabella”, che significa avere un riconoscimento tangibile su cui poter contare; ma non saremmo arrivati a oggi se non ci fosse stato un lavoro costante e volontario dei membri del consiglio e del comitato scientifico, perché nessuno ha percepito compensi”.
Ad un certo punto arrivano le donazioni documentarie, è un cambiamento fondamentale?
“Decisivo, perché non a caso quando si avanza la domanda al Ministero, la prima cosa che chiedono è la presentazione del patrimonio culturale: archivio, biblioteca e mediateca. Il nostro sviluppo inizia nel 1996 quando Sergio Bigongiari ci dà in comodato la sua biblioteca: è un appassionato di Puccini che fa il ristoratore a Torre del Lago, accanto alla Villa del Maestro, così accediamo a titoli rari, partiture e con questo atto avviamo la nostra attività”.
Il materiale si è arricchito nel tempo?
“Quando il nostro primo presidente, Julian Budden, scompare, lascia scritto nel testamento di donare al Centro la sua biblioteca; poi arriva quella di un nostro caro socio scomparso, Dieter Schickling, che non riserva solo documentazione pucciniana: lì troviamo Mozart, Bach, Wagner, Strauss, ma lo spazio della nostra sede è insufficiente e dall’anno scorso parte del materiale è custodito presso la Library della Scuola IMT Alti Studi di San Ponziano”.
Ci saranno ulteriori arrivi significativi?
“Recentemente abbiamo ricevuto dalla figlia di Schickling ben 12 scatoloni che contengono vinili, cd e quindi ci poniamo il problema dello spazio: siamo stati fortunati a essere ospiti, gratuitamente, della Fondazione Puccini ma un luogo più grande sarebbe un auspicabile traguardo da raggiungere”.
Parlando di futuro, che idea ha del Centro Studi?
“Abbiamo un team di giovani collaboratori che mostrano dedizione al progetto e lo fanno con competenza, molti sono in possesso di dottorati di ricerca; li retribuiamo come possiamo e in futuro ci piacerebbe strutturare il loro rapporto migliorandolo; saranno loro e altri, ci auguriamo, a ereditare questa passione, moltiplicandola e fornendo un contributo rigenerante grazie alle nuove tecnologie”.
Un cambiamento digitale?
“Senza dubbio. Pensa che noi, nel 1997, abbiamo aperto il primo sito web, ancor più oggi dobbiamo puntare sull’innovazione. Le celebrazioni del trentennale sveleranno il sito del catalogo Schickling 2, la versione digitale aggiornata dove abbiamo aggiunto 70 composizioni e molte nuove fonti scoperte in seguito, e presto sarà attivo il sito “Opera in video” dove saranno raccolte e registrate registrazioni video delle opere di Puccini, catalogate e salvate sul nostro server, creando una postazione video per uso interno: è questo il modo giusto di vedere lo sviluppo e il futuro del Centro Studi, questo è lo specchio di come vogliamo immaginarlo nei prossimi anni”.
2026-05-31 07:15:00