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Il Comune ha abdicato

Nessun protocollo d’intesa, nessuna lettera di intenti, solo un accordo informale, o come direbbero gli inglesi, un gentlemen’s agreement, rappresentato da una stretta di mano con cui il Comune di Lucca ha rinunciato alla scelta del nome del nuovo ponte sul Serchio, consegnandolo alla Provincia di Lucca che ha gestito la sua costruzione. Di solito, è l’amministrazione comunale che ha il diritto legale di denominare ogni strada, piazza o infrastruttura pubblica attraverso una delibera del consiglio. Ma in questo caso, il Comune, in particolare il sindaco, ha scelto di rinunciare a questo diritto come gesto di buon vicinato.

Ma una volta che il processo partecipativo innescato dalla Provincia sarà concluso (il prossimo settembre) il consiglio comunale dovrà approvare una proposta che sta generando divisioni nella città e causando un certo disappunto per il metodo selezionato e i nomi proposti (“Airone”, “Matilde di Canossa”, “Arturo Paoli”). “Il sindaco – informano dal Palazzo Orsetti – era d’accordo sin dall’inizio sul metodo di scelta del nome del nuovo ponte coinvolgendo le scuole e una commissione di esperti nominata dalla Provincia che ha tessuto la rete delle istituzioni. Il nuovo ponte è finanziato al 100% da Regione e Provincia ed è di competenza provinciale, quindi era logico, come di solito accade, che il nome venisse dalla Provincia.

Il Comune ha una commissione toponomastica che suggerisce i nomi delle cose di competenza comunale e che vengono ratificati dal consiglio. In questo caso, la proposta arriverà dalla Provincia che si è mossa seguendo l’itinerario concordato tra Pierucci e il sindaco”. Va ricordato che il costo totale del nuovo ponte è salito a 27 milioni di euro. Ecco chi l’ha pagato: circa 18,1 milioni provengono da fondi statali forniti dal Ministero delle Infrastrutture attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione (assegnati in base ad un Accordo di programma tra la Regione Toscana e la Provincia di Lucca), 4,1 milioni sono risorse della Regione Toscana e 4,7 milioni provengono dalle risorse proprie della Provincia di Lucca.

A questo punto, qualcuno potrebbe chiedersi, perché non coinvolgere anche il Ministero e la Regione se sono loro a decidere chi paga. La prova che si tratta di un accordo non formalizzato in alcun documento, è confermata anche dal Palazzo Ducale, sede della Provincia: “Il sindaco Pardini e il presidente Pierucci hanno concordato che la Provincia avrebbe avuto il diritto di scegliere il nome, in un percorso svolto nelle scuole e con un comitato scientifico: il Comune di Lucca avrebbe rispettato la scelta, a condizione di evitare proposte divisive. Oltre a questa eventualità, Pardini avrebbe rispettato ogni decisione, qualunque essa fosse”. E appare evidente che questa è una scelta politica carica di significato: un altro caso, dopo quello che ha visto la conferma di Frigo nel cda di Farmacie Comunali e l’uscita dalla maggioranza di Cecchini?

Fabrizio Vincenti

2026-06-05 06:38:00