
LUCCA – La Provincia rompe il silenzio sul Museo del Risorgimento: si farà carico della riapertura, all’inizio con visite su prenotazione, e ha già avviato i contatti con l’Università di Pisa per un supporto scientifico. Lo annuncia il presidente Marcello Pierucci, dopo settimane di appelli e critiche su chiusura e futuro della struttura a Palazzo Ducale.
Riapertura a carico della Provincia
Pierucci spiega che il MuR è tra le priorità del mandato e che i “silenzi” nascondevano un lavoro per trovare una soluzione stabile. Nelle more di un progetto più ampio, e con la disponibilità a un finanziamento del presidente della Regione Eugenio Giani, l’ente provinciale garantirà una riapertura completa: inizialmente si potrà entrare su prenotazione.
«Ci sono silenzi che sono solo apparenti e nascondono, invece, un intenso lavoro per arrivare al risultato ottimale», afferma Pierucci. «Fin dai primi giorni di mandato questo museo è stato inserito tra le mie priorità d’azione».
Perché il museo era a rischio
Secondo il presidente, la Provincia aveva accettato con entusiasmo la donazione della collezione e immaginato un progetto ciclico di esposizione e formazione. La riforma Delrio ha però tolto all’ente le competenze (e le risorse) sulla cultura. Il personale è passato da circa 600 a 200 dipendenti: di qui l’apertura solo su prenotazione, poi le difficoltà della pandemia. Il sistema museale provinciale e i volontari hanno tenuto in vita le attività.
Università di Pisa e collezione «ben conservata»
Oltre al coinvolgimento del Comune di Lucca, la Provincia ha attivato contatti con l’Ateneo pisano: nelle prossime settimane dovrebbero essere nominati gli organismi per il supporto scientifico. Pierucci respinge le accuse di degrado: «Il Museo non è stato trasformato in magazzino»; cimeli in mostra e fuori vetrina sarebbero «ben conservati» e disponibili per scuole e gruppi. L’obiettivo dichiarato è una «seconda stagione» più solida, anche oltre i confini cittadini.