
PONTEDERA – Dai lavori sulla rete del gas lungo il corso è riaffiorato un tratto di muro medievale vicino a Porta Pisana. La scoperta, raccontata oggi da La Nazione (Luca Bongianni), ha acceso la curiosità dei passanti ma non ha stupito gli storici locali: «Lì vicino c’è la Porta Pisana, era ovvio aspettarsi di ritrovare un resto antico». Il pezzo di muratura è stato documentato e poi ricoperto di sabbia per conservarlo e permettere al cantiere di andare avanti.
Il riferimento più citato è il libro Fortificazioni medievali di Pontedera di Paolo Morelli, Federico Andreazzoli e Adriano Marsili (Tagete, 2005). Davanti alla Porta Pisana – risagomata con sampietrini bianchi ancora visibili in piazza Cavour dopo la ripavimentazione del corso del 1992 – c’era un rivellino: una fortificazione indipendente a protezione della porta, il primo filtro per chi chiedeva di entrare nel castello.
Ceramica e datazione tra Trecento e Quattrocento
All’apparire del muro si è attivato l’archeologo di cantiere e quindi la Soprintendenza. Un approfondimento sul posto, con un frammento ceramico, ha portato a una datazione indicativa tra il 1300 e il 1400. Non è ancora una lettura stratigrafica completa: è un primo inquadramento che lega il resto alla fase delle fortificazioni pontederesi intorno alla Porta Pisana del castello del XIV secolo.
L’assessore ai lavori pubblici ha spiegato che prossimamente arriveranno una mappatura e un censimento ulteriore del sito rispetto a quanto già noto su Porta Pisana e dintorni. Intanto il resto è sotto sabbia: soluzione che tutela il reperto e riduce i disagi a negozi e servizi del centro, dove i lavori al gas non potevano fermarsi a lungo.
Cantiere e memoria del corso
Porta Pisana non è un dettaglio da cartolina. Negli anni ha conosciuto interventi di messa in sicurezza e dibattiti sull’identità del centro storico. Il muro riemerso adesso rientra in quella stessa geografia: non un monumento isolato, ma un pezzo del sistema difensivo davanti alla porta. Per chi passeggia sul corso, il messaggio è concreto: sotto l’asfalto e i tubi del gas restano le tracce del castello.
Finché non arriverà la mappatura completa, il reperto resta sepolto e protetto. La Soprintendenza e l’archeologo di cantiere hanno già fissato il perimetro del problema. Il Comune, dal canto suo, tiene aperti i lavori. È il compromesso tipico dei centri storici: recuperare memoria senza chiudere il corso. La Nazione firma il pezzo con le foto di Bongianni/Germogli dal cantiere; da lì partono i fatti che abbiamo ricostruito.