
VIAREGGIO – Dopo la condivisione su Telegram delle posizioni dei posti di blocco delle Forze dell’ordine da parte dell’assessore Alessandro Salemi, le opposizioni in Consiglio comunale si presentano unite e chiedono un voto di sfiducia a scrutinio segreto. La sindaca Giorgia Grilli ha rifiutato le dimissioni dell’assessore: per le minoranze la crisi non può chiudersi con scuse e con la conferma in Giunta.
Tutti i consiglieri di minoranza — Pd (Maineri, Antongiovanni, Ciucci, Rossi), la lista Fermi Mai (Vecoli) e Marialina Marcucci Sindaca (Marcucci, Bertolucci, Carloni, Ceragioli) — hanno protocollato la richiesta di un Consiglio comunale straordinario e urgente in seduta serale, da convocare entro 20 giorni, «per favorire la massima partecipazione dei cittadini». Il fronte comune rivendica «chiarezza, responsabilità e rispetto delle istituzioni», soprattutto quando è in gioco il rapporto con le Forze dell’ordine.
Le opposizioni chiedono un voto a scrutinio segreto sull’«inadeguatezza della condotta» dell’esponente della Giunta ai sensi dell’articolo 64 del Regolamento consiliare. «Le scuse non bastano, ognuno si assuma le responsabilità dell’accaduto», scrivono nella richiesta, sottolineando che l’amministrazione stessa ha riconosciuto la gravità della condotta e che respingere le dimissioni ha reso la vicenda «una questione politica dell’intera amministrazione».
Durissimo anche Alessandro Santini (Viareggio Soprattutto): confermare Salemi «danneggia gravemente l’immagine della sindaca Grilli» e mostra una coalizione «inconsistente» e agganciata al potere. Santini parla di un «male oscuro» interno e mette in guardia dai tentativi di dare «spallate» al nuovo vertice della Fondazione Carnevale, ricordando che «alla Cittadella i portoni degli hangar sono robusti».
In maggioranza, nel silenzio ufficiale, pesa il messaggio simbolico di Fabrizio Miracolo (presidente del Pucciniano e vicepresidente del Carnevale): sulla copertina Facebook ha riproposto la tela di Stefano Ussi «La congiura dei Pazzi», metafora di un complotto nell’ombra. Il sospetto evocato è che le critiche a Salemi nate dentro la maggioranza siano un pretesto per indebolire l’area delghingariana.