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[ REGIONE TOSCANA ] Convegno politiche lavoro, Bugli: “Superare fase transitoria, dare stabilità ai servizi”

FIRENZE – “La Toscana è stata la prima regione italiana a dotarsi di una legge di riordino istituzionale per risolvere il nodo del riassorbimento delle funzioni e del personale delle Province. Si è trattato del più pesante riordino istituzionale degli ultimi decenni che ha determinato grandi cambiamenti rispetto al ruolo della Regione. Non più solo ente di legislazione e programmazione, ma anche ente gestore di molte funzioni, dall’agricoltura alla caccia e pesca, dall’ambiente alla difesa del suolo, dalla formazione professionale alla realizzazione e manutenzione della viabilità regionale. Più di 1000 dipendenti sono passati dalle Province alla Regione. Un riassetto che andava fatto, non si poteva restare in una zona grigia, e che costituisce una grande opportunità per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, semplificare la pubblica amministrazione, aumentare la trasparenza e la produttività“.

Così l’assessore alla presidenza Vittorio Bugli ha aperto il suo intervento al convegno su “Politiche attive e servizi per il lavoro: il modello toscano” alla presenza del ministro Giuliano Poletti e del presidente Enrico Rossi.

“In tema di funzione del mercato del lavoro – ha proseguito Bugli – la scelta della Regione Toscana è stata quella di assumere a partire dal 1 gennaio 2016 le funzioni delle Province di gestione delle politiche attive del lavoro e la responsabilità dei centri per l’impiego, con la firma (prima regione in Italia) della Convenzione con il Ministero il 5 novembre 2015. Con leggi successive sono state garantite, mediante apposite convenzioni con le Province, la continuità dei servizi ed il mantenimento del personale. La normativa nazionale non prevedeva infatti in quella fase la possibilità, che la Regione Toscana avrebbe invece voluto, di un passaggio diretto dei dipendenti delle Province alla Regione, ma solo forme di utilizzo del personale”.

Il personale dipendente impegnato nei servizi per il lavoro è pari a  424 unità (di cui 99 a tempo determinato). Il personale in “avvalimento” è pari a 406 unità (di cui 93 a tempo determinato). Il personale comandato è pari a 18 unità (di cui 6 a tempi determinato). Tra il 2012 ed il 2017 il personale impegnato nel mercato del lavoro è calato di oltre 143 unità (di cui 141 a tempo indeterminato) con una flessione superiore al 25%. Tra il 2016 ed il 2017 il personale è calato di oltre 32 unità (di cui 29 a tempo indeterminato) con una flessione pari al 7%.

Nell’ultimo biennio quindi Regioni e Governo hanno cooperato per individuare, nel periodo transitorio, soluzioni sostenibili per affrontare la situazione dei CPI e del relativo personale e si sono impegnati a garantire congiuntamente la continuità di funzionamento dei Centri per l’Impiego, e a reperire le risorse per i costi del personale e per gli oneri di funzionamento, nella misura di 2/3 a carico del Governo e di 1/3 a carico delle Regioni.

“Ora siamo giunti al punto – ha detto Bugli – in cui è necessario superare la fase transitoria e dare stabilità al sistema italiano dei servizi e delle politiche attive per il lavoro sin dal 2018. Occorrerà procedere al completamento della legge 56 del 2014 con il trasferimento delle competenze e del personale dei CPI. Ma la presa in carico di tale personale da parte delle Regioni sarà possibile solo attuando determinate condizioni di natura giuridica e finanziaria”.

L’immissione del personale ex provinciale dei CPI in Regione/Agenzie Regionali non deve compromettere le possibilità di assunzione delle amministrazioni interessate; pertanto il trasferimento dovrà avvenire in totale deroga ai vincoli e ai limiti di spesa, nonché alle capacità di assunzione previste. “Va prevista – così l’assessore regionale – in analogia all’impegno assunto dal governo in Conferenza Stato-Regioni per le altre funzioni provinciali oggetto di riordino, la possibilità  da parte delle Regioni di incrementare le risorse dei fondi per la contrattazione decentrata in modo da riequilibrare, gradualmernte e nell’arco di 5 anni, il trattamento economico accessorio del personale che transiterà dalle province/città metropolitane alla regione o negli enti strumentali”.

Per quanto concerne i presupposti finanziari, esiste un principio fondamentale dell’ordinamento giuridico italiano (affermato di recente anche dalla Corte costituzionale) in base al quale le funzioni sono collegate in modo indissolubile con le proprie risorse (umane, strumentali e finanziarie). “Il Governo – sostiene Bugli – ha dunque un vero e proprio ‘dovere giuridico’ di completare la riforma Delrio, riattribuendo le risorse delle Province agli enti subentranti. Le risorse finanziarie dovranno quindi essere a carico del Governo, dato che i CPI rappresentano un livello essenziale delle prestazioni, e dovranno necessariamente essere strutturali. Attendiamo pertanto il trasferimento delle necessarie risorse da parte del Governo. Sono convinto che sia necessario un atteggiamento molto pragmatico per concludere la partita entro quest’anno. Dobbiamo dare ai cittadini delle prospettive per il futuro”.

 

Fonte: Regione Toscana