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Caruso (Noi Moderati), mozione a Capannori per abrogare la legge regionale sulla fine della vita

“Ci sono situazioni nella vita in cui tacere è una colpa e parlare con rettitudine e risolutezza diventa un atto necessario, un dovere civico e soprattutto un obbligo morale. La legge in Toscana che regolamenta i requisiti, le procedure, i tempi e i metodi per accedere all’assistenza medica per il suicidio è un esempio di quei casi in cui rimanere in silenzio per opportunismo, convenienza, calcolo è certamente una colpa e, al contrario, è doveroso assumere una posizione chiara e ferma affinché le parole diano voce alla coscienza che deve sempre prevalere sulle pressioni esterne esercitate dall’opinione pubblica dominante e dal potere politico”. Questo, il consigliere comunale di Noi Moderati a Capannori, Domenico Caruso.

“La mia testa appartiene all’Imperatore ma non la mia coscienza”, diceva San Tommaso Moro, lo statista inglese patrono dei politici e per questo motivo – dice il Consigliere – Ho presentato una mozione al Consiglio Comunale richiedendo l’abrogazione della Legge n. 16 del 14 Marzo 2025 poiché chiunque si occupi di politica deve denunciare l’anormalità di una legge regionale che non protegge affatto le persone sofferenti, non prevede misure per rinforzare le cure palliative e il trattamento del dolore, l’assistenza psicologica, il sostegno sociale ai pazienti, non promuove percorsi di accompagnamento e prossimità ma propone come unica soluzione il suicidio medicalmente assistito a persone fragili la cui volontà di aderire al procedimento potrebbe essere influenzata dalla depressione derivante dalla sofferenza fisica e anche dal senso di colpa verso i familiari su cui pesa il peso dell’assistenza materiale”.

“La Regione Toscana non ha considerato che la vita umana è un diritto naturale inviolabile e non disponibile, protetto dall’art. 2 della Costituzione Italiana e dalla Convenzione Europea sui diritti umani e che le sentenze della Corte Costituzionale 242/2019 e 135/2024 non hanno introdotto il diritto individuale al suicidio medicalmente assistito ma hanno solo identificato, in casi eccezionali, circostanze di non punibilità per chi facilita la decisione altrui di porre fine alla propria vita e sotto questo punto di vista è necessario sottolineare che la Regione Toscana non può influire sulle norme del codice penale che proteggono la vita, prevedendo circostanze di non punibilità per le quali vige la riserva assoluta di legge e pertanto è necessario l’intervento del Parlamento come richiesto dalla Corte Costituzionale con le suddette sentenze”.

“Inoltre”, dice il leader di Noi Moderati, “l’intervento del legislatore regionale su questioni che riguardano i diritti fondamentali della persona va oltre le competenze assegnate alle Regioni dall’articolo 117 della Costituzione e può creare una frammentazione normativa sul territorio nazionale con la conseguente disparità di trattamento tra i cittadini residenti in diverse regioni. La Corte Costituzionale deciderà presto sulla questione sollevata dal Governo e certamente eliminerà una legge regionale che oltre ad essere un abominio giuridico, è, infine, un inaccettabile manifesto ideologico su un tema molto sensibile dal punto di vista etico e religioso”.

“Per molti, infatti, la vita deve essere sempre protetta dal momento del concepimento fino alla sua naturale conclusione”, aggiunge Caruso, “le istituzioni hanno il dovere di gestire il sistema sanitario per garantire un trattamento adeguato per proteggere il diritto costituzionale alla salute che è un corollario del diritto alla vita, ma non possono assumere il potere di decidere sulla vita e sulla morte del cittadino sostituendosi a Dio. In questo contesto, affermare l’esistenza del diritto al suicidio senza un adeguato fondamento giuridico significa negare l’esistenza stessa di Dio e la volontà di rimpiazzarlo come l’ingegnere nichilista Alexej Kirillov nei Demoni di Dostoevskij che proponeva il suicidio come mezzo per affermare la sua libertà rispetto allo Stato e per dimostrare l’inconsistenza di Dio, teorizzava la necessità del suicidio per dimostrare di non avere paura della morte e di sostituirsi effettivamente a Dio”.

“Con la legge sul suicidio medicalmente assistito, la Regione Toscana”, conclude, “è andata oltre le proprie competenze legislative, non ha riconosciuto libertà alcuna, non ha protegto diritti e non ha fatto nulla per migliorare il sistema di cura e mi viene da dire”, conclude Caruso, “che in questo caso è stato superato l’attuale pomerio che nell’antica Roma segnava il limite della città e che oggi rappresenta la linea di demarcazione tra il buonsenso e l’audacia, tra la ragione e l’irragionevolezza e tra il bene e il male e la Corte Costituzionale farebbe bene a cancellare una legge inaccettabile sotto tutti i punti di vista”.

2025-10-31 11:09:00