
Pisa, 4 Maggio 2026 – “Incendi anche fuori stagione: il cambiamento climatico prolunga il rischio. Prevenirli? È impossibile”. Otto anni dopo gli eventi del 2018, ancora vividi nella memoria di molti residenti di Calci, quando un incendio ha distrutto 1200 ettari della Valgraziosa, Massimiliano Ghimenti, all’epoca sindaco di Calci e ora consigliere regionale, parla di cosa significhi affrontare le conseguenze di un incendio come quello che ha recentemente bruciato 720 ettari sul monte Faeta, principalmente ad Asciano, nel comune di San Giuliano Terme.

Ghimenti, molti dei volontari che hanno operato in questi giorni hanno anche affrontato l’incendio di Calci. Secondo lei, cosa abbiamo imparato da allora?
“L’aver affrontato situazioni simili in passato ha aiutato. È stata utile per la gestione delle operazioni, penso alla richiesta di misure antisciacallaggio fatta dal sindaco e garantita anche in questo caso con l’esercito. Quando devi evacuare le persone dalle loro case, sapere che le strade sono pattugliate riduce l’ansia. Importanti sono state anche le opere di presidio e prevenzione: come il laghetto di Asciano che ha notevolmente ridotto i tempi di rotazione degli elicotteri”.
Calci nel ’18, Vicopisano nel ’19, Massarosa nel ’22 e ora questo: a questo ritmo, non rimarrà più nulla di verde?
“È chiaro che la situazione climatica generale ha portato a seccare la montagna in periodi diversi rispetto al passato. Prima, gli incendi si verificavano tra metà giugno e fine agosto. Negli ultimi anni abbiamo registrato grandi incendi in momenti diversi. Questo ci impone di riflettere su quando iniziare il periodo di massima allerta”.
Immagini dei Vigili del Fuoco dell’incendio che ha interessato il monte Faeta tra Pisa e Lucca e la frazione di Asciano nel comune di San Giuliano Terme tra il 28 aprile e il 2 maggio (foto Vigili del Fuoco)
Ma è possibile prevenire gli incendi?
“Ciò che si può fare sono azioni di mitigazione, cioè interventi che riducono la distruttività di un incendio. Si può intervenire su comportamenti come gli abbruciamenti: promuovere tecniche alternative, come l’uso di biotrituratori. Senza vietare o imporre, ma attraverso un percorso culturale, che deve essere sostenuto economicamente, ad esempio con l’acquisto di biotrituratori comunitari. Deve però essere detto che non in tutti i territori queste soluzioni sono sempre applicabili: soprattutto sul Monte Pisano. È quindi importante evitare semplificazioni, altrimenti si rischia l’abbandono e la trasformazione in bosco, con un aumento del rischio”.
Le aree evacuate in cui le fiamme hanno raggiunto le abitazioni durante l’incendio di quattro giorni il 2 maggio 2026 ad Asciano (foto di Enrico Mattia Del Punta)
Secondo la sua esperienza, quanto potrebbe essere il danno economico?
“È incalcolabile: qual è il valore di un bosco che non ci sarà più per decenni? Poi ci sono le operazioni di ripristino e il fatto che il territorio diventa più fragile. A questo si aggiunge il danno morale, resta quella sensazione di paura che persiste nel tempo: basta sentire una sirena o un aereo e tutto torna alla mente
2026-05-04 03:01:00
