
Esattamente trecento anni dopo la fine del potere temporale dei vescovi sulla Lucchesia – e dalla elevazione della chiesa ad Arcidiocesi – monsignor Paolo Giulietti ha convocato tutti i sindaci della provincia, proprio in quella ‘Casa dei Comuni’ ospitata nel Palazzo Ducale che un tempo era la sede del governo civile della città. Un momento di importanza storica per ricostruire un ‘ponte’ tra le autorità religiose e le istituzioni del territorio, con l’obiettivo di affrontare – nel rispetto delle rispettive competenze – le complesse sfide del presente.
E i pilastri, in senso metaforico, potrebbero essere proprio quelli che sostengono la nuova infrastruttura costruita sul fiume Serchio. Infatti, se l’iter dell’intitolazione sta causando qualche scricchiolio e mettendo alla prova l’impalcatura, è proprio l’alleanza tra le autorità ecclesiastiche e istituzionali ad essere il sostegno delle arcate. Seguendo l’appello dell’arcivescovo Giulietti a rispettare la scelta degli studenti per l’intitolazione – con Arturo Paoli, Airone e Matilde di Canossa raggiunti nella finale – ieri è stato il sindaco Mario Pardini a rivendicare la decisione di cambiare il metodo tradizionale per la toponomastica e dare la parola ai giovani.
“Voglio dirlo anche qui” – ha detto, avvicinandosi scherzosamente al presidente dell’ente di Palazzo Ducale, Marcello Pierucci – “Il Comune sostiene al cento per cento la decisione della Provincia di coinvolgere gli studenti nel nome dell’intitolazione: vogliono dividerci, ma – su questo – non riusciranno”.
Una dichiarazione significativa, dato che una volta chiuso il voto online – il 18 settembre – e ‘eletto’ il nome vincitore, sarà proprio il Comune a completare l’iter burocratico di un’intitolazione che scricchiola alla base.
Jessica Quilici
2026-06-20 05:19:00