
Un’intere famiglia annientata, una calamità che genera un dubbio incontrollabile: avrebbe potuto essere prevenuta? Due giorni dopo l’episodio, emergono ulteriori dettagli su ciò che è successo mercoledì 4 febbraio in quella abitazione di Rughi, frazione di Porcari (Lucca). La chiamata al 112 è arrivata intorno alle 20. A parlare, al telefono, è il 22enne Hajdar Kola. Nella sua voce c’è inquietudine per la sorellina Xhesika, di 15 anni: «Non sta bene, non sappiamo cosa abbia», avrebbe affermato, secondo quanto riportato dalla Repubblica. Poco dopo sviene come lei, e così fanno anche i genitori Arti e Jonida. Non si sveglieranno più.
La telefonata al 112
Forse se l’ambulanza fosse giunta prima, avrebbero avuto una possibilità.
Il ritardo potrebbe essere attribuito a un’informazione errata fornita durante la chiamata.
Il ritardo dell’ambulanza
Alle 19.58 la chiamata di Hajdar Kola al 112. L’ambulanza è arrivata intorno alle 21.45, quasi due ore più tardi. Quando il 22enne ha il telefono in mano e spiega all’operatrice che la sorella sta male, Xhesika è incosciente sul letto e la sua famiglia, madre, padre e fratello, è tutta lì con lei. Prima sveniscono i genitori, poi anche il ragazzo. Si può sentire anche attraverso il cellulare. Ma prima di crollare, Hajdar riesce a dire: «Siamo in Via Galgani al numero 168». Non è corretto, però. L’errore – è il numero 186, non il 168 – potrebbe essere dovuto alla disorientazione causata dal monossido di carbonio, ma qualunque sia la ragione, l’ambulanza non riesce a trovare gli avvelenati in tempo. Provano più case in quella zona e cercano anche di telefonare nuovamente per poter geolocalizzare il telefono, contattando anche i carabinieri. In questo modo viene coinvolto anche il fratello del capofamiglia, che vive nelle vicinanze.
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«Non sono riuscito a salvarli»
Il primo ad arrivare sulla scena, assieme ai carabinieri, è stato Turim Kola, fratello di Arti e zio dei due ragazzi. Anche lui (e i militari) è caduto preda dell’intossicazione da monossido di carbonio ed è appena uscito dall’ospedale di Pisa dopo essersi svenuto. Adesso, però, deve confrontarsi con un doloroso senso di colpa: «Non sono riuscito a salvarli, non sono riuscito a salvarli» ripete costantemente, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera.
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2026-02-06 09:00:00