
“La proposta dell’ex sindaco Fazzi di destinare la Manifattura agli uffici comunali può avere un suo significato”: le parole sono dell’altro ex-sindaco, Alessandro Tambellini, che durante i suoi dieci anni di mandato ha dovuto affrontare e spesso inciampare in ciò che sembra essere una sorta di maledizione per l’area più vasta del centro storico, un’area che aspetta da più di vent’anni di trovare una dimensione e un futuro per sé.
Durante i due mandati dell’ultimo sindaco di centrosinistra, la parte nord è stata oggetto di due bandi con le aziende vincitrici che sono andate in fallimento una dopo l’altra, mettendo in stand-by tutti i progetti. Al sud invece, oltre alla vendita di 6000 metri quadrati ad una società appena creata, si è scontrato con mille polemiche riguardanti l’ipotesi avanzata dalla Fondazione Cassa e da Coima. Quando si parla di Manifattura, le difficoltà sono state numerose e i successi praticamente inesistenti, anche durante i suoi due mandati.
“La proposta di Pietro Fazzi può avere un suo significato, potrebbe mescolare le carte in tavola, anche se la totalità dell’area è troppo grande per ospitare solo gli uffici comunali. Questa era un’idea che avevamo preso in considerazione anche durante la mia amministrazione, dato che il progetto prevedeva di trasferire l’intero front office comunale e tutte le sedi affiliate all’interno della Manifattura, oltre al Museo del Fumetto”.
Intanto, la situazione sembra bloccata… “È un peccato non essere riusciti a far diventare l’area di nuovo produttiva e allo stesso tempo non aver potuto procedere con la creazione di abitazioni. Ora tutto è in stand-by”.
Nella proposta dell’ex sindaco Fazzi, si menziona anche la vendita di tutte le proprietà comunali, incluse la Villa Bottini: è d’accordo? “Come possiamo cedere la Villa Bottini? Pensate solo agli affreschi che contiene. Il Comune non può vendere certi beni. E poi non è nemmeno facile, sia le procedure di vendita che quelle di acquisto sono complesse. Quando abbiamo provato ad acquistare i terreni di Vivaio Testi non siamo riusciti a causa della normativa in vigore al momento, poi abolita”.
Durante il suo secondo mandato è nata e poi è sprofondato l’ipotesi del progetto Fondazione Cassa-Coima: come la valuta oggi? “Continua a sembrarmi un’occasione persa, non ho dubbi. Avremmo potuto gettare le basi per un centro di produzione in quell’area, sarebbe stato come riprendere la tradizione manifatturiera, ma adattandola ai tempi moderni e rivitalizzando l’attività produttiva”.
Cosa ne pensa dell’idea di vendere all’asta l’intera Manifattura? “È un’idea da considerare, da studiare, senza dimenticare che attualmente c’è una grave carenza di alloggi e molte famiglie, soprattutto giovani, non riescono a trovare casa se non lontano da Lucca. Mi chiedo: deve essere una città per i ricchi o un luogo adatto anche per le famiglie, magari contribuendo a mitigare il declino demografico? In ogni caso, dobbiamo evitare decisioni avventate”.
Durante il suo secondo mandato, sono stati venduti 6000 metri quadrati di Manifattura, ma l’acquirente reale non si è ancora fatto avanti: secondo lei, perché? “Aspettavano di capire cosa sarebbe successo al resto, immagino”.
Se fosse ancora sindaco, dopo lo stop al progetto Polimea, cosa farebbe? “Ricomincerei da un ampio studio, un studio aperto anche alle opportunità che vengono dall’esterno, per capire come si può riqualificare questa area facendola tornare al centro dell’attenzione del centro storico e della città in generale. Bisogna trovare soluzioni che possano portare a un risultato positivo, senza navigare alla cieca. Per me, l’idea del terziario avanzato sarebbe una strada da intraprendere”.
2026-08-22 06:56:00