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Pisa, intestino artificiale all’Università: meno test sugli animali

Pisa – Un bioreattore che fa «muovere» le cellule intestinali come nell’organo vero: all’Università di Pisa il gruppo di biofabbricazione del professor Giovanni Vozzi (Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e Centro di Ricerca «E. Piaggio») ha messo a punto un modello di intestino artificiale in grado di riprodurre la peristalsi e le sollecitazioni meccaniche quotidiane sulle cellule. Lo studio è uscito su Results in Engineering, in collaborazione con Yu Shrike Zhang del Brigham and Women’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston.

Rispetto ai sistemi tradizionali, il dispositivo ricrea un ambiente più vicino a quello umano e mantiene vitali le cellule per almeno 28 giorni. Oltre a coltivarle, riproduce il ritmo della peristalsi: grazie a quello stimolo le cellule si organizzano da sole in strutture tridimensionali simili ai villi intestinali. «Il movimento meccanico non è un dettaglio – spiega Vozzi – ma un fattore essenziale per ottenere un tessuto più realistico, studiare meglio le malattie, testare farmaci e ridurre la sperimentazione animale».

Il bioreattore nasce da un dottorato e dal progetto MICRO-B (Bando Dimostratori Tecnologici 2022 dell’Ateneo) ed è brevettato con il gruppo della professoressa Emilia Ghelardi (Ricerca Traslazionale). Costi contenuti, architettura modulare e stimoli fisiologici sulla parete intestinale: tra gli sviluppi, collegarlo al modello di microbiota già realizzato dagli stessi ricercatori e ricostruire in laboratorio l’asse microbiota-intestino-cuore-cervello. Sulla stessa linea lavorano anche Vittoria Raffa, Arianna Tavanti (UniPi) e Federico Vozzi dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr.

Stefano Ferrara

Corrispondente da Pisa

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Stefano Ferrara

Corrispondente da Pisa. Si muove tra piazze, impianti sportivi e uffici comunali, con un riferimento fisso all'Arno e la vita universitaria intorno a piazza dei Miracoli. Per altopascio.info firma pezzi chiari, utili a chi abita il comune.