Press ESC to close

Naza a Venezia, ovazione da record: 24 minuti e l’Idf attacca gli Oscar

Naza ha chiuso la Mostra di Venezia 2026 con un applauso che nessuno al Lido aveva mai cronometrato così a lungo: 24 minuti di standing ovation. Il documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor — già Oscar con No Other Land — è diventato in poche ore il caso politico-cinematografico dell’edizione, mentre l’esercito israeliano (Idf) apre il fuoco sulle fonti e gli autori rispondono punto per punto.

Il film, realizzato in segreto a Tel Aviv durante la guerra a Gaza, raccoglie le testimonianze di 24 tra soldati e ufficiali di esercito e intelligence. Racconta un sistema di videosorveglianza — anche con intelligenza artificiale — presentato come strumento usato per uccisioni di massa di civili palestinesi nella Striscia. Tra i produttori compare anche il premio Oscar Jonathan Glazer; nelle inchieste dietro l’opera c’è, tra gli altri, il Guardian.

La proiezione al Lido non è stata un passaggio di rito. Ventiquattro minuti di applausi sono un record per Venezia e un segnale netto: il pubblico ha letto Naza come un documento, non come un film «di festival». Ed è proprio su quel terreno — documentario vs propaganda — che si è aperto lo scontro.

Nelle ultime ore l’Idf ha diffuso un comunicato per contestare solidità e conclusioni del lavoro. Critica le testimonianze anonime e sostiene che, anche se fossero davvero militari, avrebbero rilasciato «affermazioni che esulano dalle competenze di soldati di grado inferiore». Accusa poi un «uso scorretto della terminologia giuridica» e «contraddizioni assurde». Sull’AI la linea è secca: «Le decisioni su azioni e attacchi sono prese da esseri umani».

Abraham e Szor hanno ribattuto a Repubblica: «Il fact-checking è stato estremamente rigoroso e ha coinvolto principalmente il Guardian». I sistemi descritti nel film, spiegano, erano già emersi nelle inchieste di Local Call e +972 Magazine e molti elementi risultano confermati dal New York Times e dal Washington Post.

«Abbiamo contattato molte più persone delle ventiquattro presenti nel film: non tutti hanno accettato», aggiungono. «Accuse così gravi non potevano basarsi su poche fonti. Avevamo bisogno di molte voci per ricostruire il sistema dall’interno». Nelle testimonianze, dicono, emergono meccanismi di disumanizzazione che richiamano quelli associati alla Shoah: alcuni parlano per senso di colpa, altri con «un’indifferenza spaventosa», altri ancora sembrano «orgogliosi dei propri risultati professionali».

Il corto circuito è immediato: un documentario che ottiene un’ovazione storica a Venezia e, a distanza di ore, un esercito che ne contesta la credibilità. Per il pubblico italiano — e per chi segue Venezia 83 come termometro politico oltre che artistico — Naza diventa il titolo che non si può archiviare tra i semplici «visti al Lido».

Abraham e Szor arrivano al caso con un pedigree pesante: No Other Land aveva già messo al centro le violenze dei coloni in Cisgiordania e portato a casa l’Oscar. Ora Naza alza ancora il livello dello scontro, perché parla dall’interno delle strutture militari e intelligence, non solo dal territorio occupato.

Al momento non risultano smentite ufficiali da parte della Mostra sulla lunghezza dell’ovazione, né comunicati congiunti di produzione oltre alle dichiarazioni degli autori. Il film resta al centro del dibattito: da una parte chi lo legge come prova di un sistema; dall’altra chi, come l’Idf, lo contestua come narrazione scorretta.

Quello che resta fuori discussione è l’impatto a Venezia: 24 minuti di applausi non si comprano con un red carpet. E mentre le accuse e le repliche si inseguono, Naza ha già vinto la prima battaglia del festival — quella dell’attenzione globale.

Per chi segue cinema e cronaca internazionale, il titolo da portare a casa è semplice: a Venezia 2026 il documentario di Abraham e Szor non ha solo chiuso una proiezione. Ha aperto un caso. E l’Idf, rispondendo, lo ha reso ancora più grande.

Carla Serravalle

© Altopascio.info — Riproduzione riservata

Carla Serravalle

Copre Loro Ciuffenna per altopascio.info da diversi anni. Si occupa di cronaca locale, servizi e cultura, con un occhio particolare al Pratomagno e il borgo sul torrente. Lavora a contatto con lettori, circoli e amministratori, restando indipendente.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *