
PISA — Anche il centro di Pisa rientra nel raggio della maxi indagine della Guardia di Finanza sul caporalato di badanti e colf. L’inchiesta, coordinata dal comando provinciale di Bolzano, ha portato a perquisizioni in 95 abitazioni in tutta Italia: una di queste è andata in scena proprio nella città della Torre, dove i finanzieri cercavano soprattutto documenti falsi.
Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, un gruppo criminale attivo in Alto Adige ma con ramificazioni nazionali reclutava nella propria nazione cittadine georgiane in cerca di lavoro. Attraverso l’alterazione dei dati anagrafici e la fabbricazione di documenti d’identità contraffatti, le donne ottenevano falsi codici fiscali e venivano presentate alle famiglie come cittadine comunitarie — polacche, bulgare o lituane — per eludere le regole del decreto flussi sull’assunzione di stranieri extra-UE.
Le lavoratrici, collocate in case messe a disposizione da un cittadino italiano e poi “spostate” da una famiglia all’altra senza essere consultate, sarebbero state obbligate a cedere parte del salario in cambio dell’impiego e di una regolarizzazione che in realtà non arrivava. Sono oltre cento le persone indagate, in gran parte in Alto Adige; al vertice del sistema, per gli inquirenti, due cittadine georgiane.
La Nazione ha dato conto stamani della pagina pisana dell’operazione: la Guardia di Finanza, oltre alle perquisizioni, ha messo a fuoco lo sfruttamento lavorativo e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per Pisa resta l’immagine concreta di un giro nazionale che ha toccato anche le strade del centro storico.
Lascia un commento