
PORCARI – La sentenza è arrivata, ma la partita per il Comune di Porcari non è chiusa. Poche ore dopo il rigetto dell’appello da parte del Consiglio di Stato sull’impianto di Salanetti, il centro destinato a recuperare pannoloni, assorbenti e scarti tessili sul territorio di Capannori, l’amministrazione guidata da Leonardo Fornaciari prende atto della decisione ma rilancia: i giudici hanno detto che l’autorizzazione regionale è legittima, non che il progetto funzionerà.
«RetiAmbiente continua a glissare»
«Prendiamo atto della decisione del Consiglio di Stato, che ha respinto il nostro appello. La sentenza conferma la legittimità dell’autorizzazione regionale – scrive il Comune – Ma la sostenibilità concreta del futuro impianto a Salanetti, i suoi costi e i risultati che sarà capace di ottenere restano punti interrogativi aperti sui quali continuiamo a chiedere risposte». E l’affondo è diretto al gestore: «RetiAmbiente, nel merito, tuttavia continua a glissare».
Il nodo resta quello del mercato dei materiali recuperati. Per i giudici basta il decreto ministeriale del 2019 per considerarlo esistente, senza contratti già firmati con gli acquirenti. Porcari lo accetta sul piano giuridico, non su quello industriale: «Resta da capire chi comprerà la cellulosa e gli altri materiali prodotti proprio a Salanetti, in quali quantità, con quali caratteristiche e a quale prezzo».
La domanda sui 15 milioni
Il Comune pesca nella sentenza un passaggio che considera decisivo: dopo il primo anno di attività il gestore dovrà documentare l’effettiva vendita dei materiali ottenuti dai prodotti assorbenti, con contratti conclusi e quantità cedute. Tradotto: i risultati si misureranno sul campo. «E se quegli obiettivi, come crediamo, non saranno centrati, cosa accadrà? – è la domanda dell’amministrazione – Diciamo signori, abbiamo scherzato, ci dispiace per i 15 milioni di soldi pubblici spesi?».
C’è poi la questione degli scarti. La sentenza ricorda che le frazioni non conformi o senza mercato andranno gestite come rifiuti. «Nessuno pretende che un processo di recupero non produca alcuno scarto – replica Porcari – Ma, prima di impegnare risorse in un progetto presentato come esempio di economia circolare rifiuti zero, è doveroso sapere quanto materiale potrà essere effettivamente reimpiegato e quanto resterà rifiuto, dove sarà portato e quanto costerà gestirlo».
Rischio idraulico, odori e soldi che mancano
Sul tavolo restano anche il rischio idraulico, gli odori, gli spazi di deposito e la destinazione dei materiali: temi affrontati con prescrizioni che i giudici hanno ritenuto legittime e che, per il Comune, andranno verificate «puntualmente» se l’impianto sarà davvero costruito. Perché oggi, sottolinea l’amministrazione, l’impianto non c’è ancora e, scaduti i termini del Pnrr, «manca un quadro certo e pubblico dei finanziamenti che dovrebbero sostenerlo».
Da qui la richiesta finale: chiarire «con dati trasparenti la copertura finanziaria, il costo aggiornato e le prospettive economiche dell’operazione». E la chiusura, che suona come un avviso: «Il rigetto del ricorso non esaurisce la responsabilità politica di chi propone questo investimento, né la nostra volontà ferma di tutelare Porcari».
Al momento non risultano repliche di RetiAmbiente o del Comune di Capannori alle nuove domande poste da Porcari.
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