
PORCARI – Un altro no, e stavolta pesa di più. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Comune di Porcari contro l’impianto di Salanetti, il centro che dovrebbe sorgere sul territorio di Capannori per recuperare pannoloni, pannolini, assorbenti e scarti tessili. L’amministrazione guidata dal sindaco Leonardo Fornaciari aveva impugnato la sentenza del Tar Toscana, già favorevole al progetto: i giudici romani hanno dato di nuovo ragione alla Regione Toscana, a Retiambiente e al Comune di Capannori.
Il nodo delle 75 tonnellate al giorno
Il cuore del ricorso porcarese era la soglia. Secondo il Comune l’impianto arriverebbe a trattare 200 tonnellate al giorno, ben oltre le 75 tonnellate oltre le quali scatta l’obbligo di autorizzazione integrata ambientale (Aia), con in più un rischio idraulico ritenuto incompatibile con quell’area. Per i giudici, invece, nessuna soglia viene superata nel senso indicato da Porcari: la linea dei pannoloni e degli assorbenti prevede triturazione dei sacchetti, sterilizzazione in autoclave ed essiccazione, mentre quella tessile lavora tutto a secco, con selezione manuale o automatica e pressatura. Non è compostaggio né digestione anaerobica, quindi niente Aia.
«Finto recupero»? Per i giudici no
Il secondo fronte era il mercato. Porcari sosteneva che i fiocchi di cellulosa sarebbero invendibili, che per i tessili non ci sarebbe uno sbocco certo e che le lettere di intenti non valgono come contratti. Nel ricorso si citava anche Arpat, che prevede lo smaltimento dei materiali «end of waste» rimasti invenduti dopo sei mesi: per il Comune la prova di un «finto recupero». Il Consiglio di Stato ribatte che per cellulosa e plastiche eterogenee esiste già un decreto ministeriale, il DM 62/2019, che di per sé attesta un mercato. E mette nero su bianco il principio: «La legge non chiede contratti vincolanti, chiede che esista un mercato».
Per gli scarti tessili, ricordano i giudici, Arpat nella conferenza dei servizi del 14 luglio 2025 aveva già dato parere positivo con prescrizioni precise: lotti tracciati ed etichettati, stoccaggio ridotto del 20% il primo anno, permanenza massima di sei mesi (nove solo per le balle di tessile pressato) e una relazione annuale su chi ha acquistato cosa. Nella sentenza pesa anche il fatto che il progetto era nato con i fondi Pnrr, poi venuti meno: per i giudici il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha comunque già valutato che l’impianto serve all’economia circolare.
Dalla sospensiva negata alla sconfitta nel merito
La partita era già partita in salita. Ad aprile lo stesso Consiglio di Stato aveva respinto la richiesta di sospensiva presentata da Porcari, rilevando che i lavori non erano ancora iniziati e che non c’era quindi un danno imminente. Allora Fornaciari e la vicesindaca Roberta Menchetti avevano rivendicato che «tutto è fermo» e che le prescrizioni strappate in conferenza dei servizi rendevano l’impianto «estremamente complesso» e ne mettevano in dubbio la sostenibilità economica. Ora arriva la decisione nel merito: sul piano amministrativo, il progetto di Salanetti non trova più ostacoli.
Resta da capire quale sarà la prossima mossa dell’amministrazione porcarese, che su Salanetti ha costruito una delle sue battaglie più dure, e come tempi e costi dell’opera, senza più i fondi europei, si muoveranno ora che sul piano amministrativo la strada è libera.
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