
PORCARI. Distesi sul pavimento in una stanza da letto trasformata in una camera a gas. Ciò che non si percepisce nell’aria, ma uccide nel modo più insidioso, in silenzio. Un’intera famiglia sterminata nella stanza in cui dormiva la loro figlia più piccola. Le esalazioni di monossido di carbonio hanno ucciso il padre, la madre e i due figli in un’agonia che è passata dalla sonnolenza alla morte mercoledì sera – 4 febbraio – nella frazione di Rughi nel comune di Porcari.
Le vittime sono Arti Kola, 49 anni martedì, operaio verniciatore, Jonida, 43, casalinga, Hadjar, 22 anni, elettricista, e Xhesika, studentessa di 15 anni. Una quinta persona è sopravvissuta, il fratello di Arti. Entrato in casa con i carabinieri (due dei quali sono finiti in ospedale per una leggera intossicazione) ha avuto un malore indotto dal monossido e dopo una notte a Cisanello è tornato a casa.
L’intervento
I primi soccorritori hanno trovato la tavola apparecchiata per una sola persona. Era per Arti, gli altri familiari avevano già cenato. Sono saliti le scale arrivando nella stanza di Xhesika, dove la scena di una straziante tragedia si è materializzata con i quattro corpi senza vita. Nessuna speranza di salvezza.
Errore tragico
Nella catena di eventi sfortunati che hanno colpito la famiglia albanese, c’è anche l’errore involontario di Hadjar. Alle 19,58 è arrivata al 112 del Nue (numero unico delle emergenze) una richiesta di aiuto: «Mia sorella ha perso conoscenza».
Il giovane ha indicato l’indirizzo, ma ha invertito due numeri del civico. Quello corretto era via Galgani 186. Egli ha riferito un 168 (almeno 400 metri di distanza) che ha causato dei ritardi. L’ambulanza inviata dal 118 a cui il Nue aveva trasmesso l’emergenza non è riuscita a trovare l’obiettivo.
È arrivata al 168 alle 20,03, ma era la casa sbagliata. L’operatrice ha composto il numero di cellulare del chiamante senza ricevere risposta. Probabilmente il giovane era già svenuto. Nel frattempo, il personale sanitario dell’ambulanza cercava la casa in cui era stato segnalato il malore. Una ricerca effettuata battendo la strada a tappeto.
Lo zio
Per risolvere una situazione con chiari indizi di un allarme fuori controllo, dalla centrale operativa del 118 hanno trasmesso il numero del cellulare del giovane ai carabinieri spiegando il contesto della chiamata. I militari sono quindi risaliti al proprietario del cellulare scoprendo che risultava domiciliato presso lo zio. E così hanno chiamato il parente informandolo di ciò che stava accadendo. Anche lui ha tentato di chiamare il fratello e il nipote, invano.
Dopo essere stato raggiunto dai carabinieri, che alle 21,44 avevano informato il 118 del civico corretto, li ha portati a casa dei suoi familiari. Contemporaneamente sono stati allertati i mezzi di soccorso, arrivati alle 21, 46 perché erano ancora nelle vicinanze, (dalla Croce Rossa alla Croce Verde e alla Misericordia) , in attesa dei vigili del fuoco per entrare in casa.
Dopo aver sfondato la porta per primi sono entrati due carabinieri con il fratello di Arti e un vicino di casa. I militari hanno iniziato ad avvertire vertigini e sono subito usciti dopo aver trovato i corpi. L’altro si è trattenuto qualche secondo in più ed è rimasto intossicato cadendo a terra. Quando il team sanitario e i pompieri sono entrati in casa aprendo porte e finestre non c’era più nulla da fare.
Chi erano
Dopo aver vissuto in Grecia per alcuni anni, i Kola si erano trasferiti prima a Gragnano nel comune di Capannori e poi a Rughi. Avevano acquistato la casa in via Galgani da qualche anno, ma erano andati a viverci da qualche mese. Il tempo di ristrutturarla e sistemarla tra mobili e impianti.
La caldaia
Tra le attività di ristrutturazione svolte autonomamente c’è stata anche quella dell’installazione della caldaia. Arti l’aveva appena acquistata. Gli investigatori hanno trovato ancora il cellophane a proteggere l’impianto che era collegato a una bombola del gas. Non ci sono documenti firmati da un tecnico sull’impianto.
Le indagini
Il pm Paola Rizzo ha aperto un fascicolo, senza indagati, per omicidio colposo plurimo. Ieri il medico legale Stefano Pierotti ha effettuato un esame esterno sui quattro corpi ed ha prelevato un campione di sangue. Se l’esito del test tossicologico confermerà l’alta concentrazione di monossido, la causa della morte avrà già una risposta senza la necessità di procedere con l’autopsia. Il magistrato ha anche disposto il sequestro dell’immobile incaricando un ingegnere dei vigili del fuoco di verificare il funzionamento della caldaia.
Dal difetto di fabbricazione all’eventuale errore nell’installazione dell’impianto, la consulenza tecnica dovrà chiarire cosa ha causato le esalazioni letali. E lo sterminio di una famiglia distrutta da un killer silenzioso che causa 600 morti all’anno.
2026-02-06 09:00:00