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Santa Croce, vandali di nuovo sulla lapide del Nanino ai giardini sull’Arno

SANTA CROCE SULL’ARNO – La lapide dedicata a Giuliano Gozzini, il Nanino, è di nuovo a terra. Ai piedi del leggio in legno, nei giardini sull’Arno, il pezzo di memoria che il Comune gli aveva messo addosso nel 2016. La Nazione (Gabriele Nuti) racconta oggi il secondo sfregio: i vandali «non danno pace» all’uomo del fiume. Il sindaco Roberto Giannoni condanna il gesto e promette un restauro diverso, con un materiale «più difficile da spaccare».

Gozzini non era un monumento da cartolina. Era pescatore, poeta, il più esperto conoscitore dell’Arno a Santa Croce. Viveva il fiume da mattina a sera, ogni mese dell’anno. A suo modo, con le vivacità e le debolezze di chi sta ai margini e conosce ogni ansa. L’amministrazione di allora, guidata dalla sindaca Giulia Deidda, gli dedicò i giardini più vicini all’acqua e vi piazzò la scritta in ricordo, su un leggio di legno. Quel legno è ancora lì. La lapide no: è in pezzi sul prato.

La seconda volta

Non è un episodio isolato. La Nazione lo dice senza giri di parole: è la seconda volta che la targa viene rotta. Il Comune non ha diffuso un verbale, né un orario, né un nome. Resta il fatto visibile: la memoria del Nanino, nel luogo che porta il suo nome, è di nuovo a terra. Chi passa dai giardini sull’Arno, a pochi passi dal Monumento ai Caduti e dal Cippo della Resistenza, trova un vuoto al posto della scritta e i frammenti sotto il leggio.

Giannoni, appreso del nuovo atto vandalico, non lascia il caso nel vago. «La sistemeremo sicuramente», dice. E aggiunge il punto che conta per chi dovrà rifarla: «A questo punto, insieme ai tecnici, cercheremo di realizzarla con un materiale più difficile da spaccare». È la risposta di un sindaco che ha già visto la stessa targa andare in frantumi. Il legno del supporto ha tenuto. La lapide no. La scelta nuova è di cambiare materia, non di spostare il ricordo.

L’uomo del fiume

Quando Gozzini morì, nel 1996, il pittore Romano Masoni gli scrisse un addio che a Santa Croce è rimasto in circolo. Lo ripubblica oggi La Nazione, ed è ancora il ritratto più vicino all’uomo: «Giuliano Gozzini, meglio conosciuto come il Nanino, l’ultimo uomo del fiume, straordinario e dai mille racconti, se n’è andato. Senza rompere. I bambini lo piangeranno. Egli era di un’altra specie. Pescatore, fabulatore incantato di rospi e di muggini, poeta delle reti e del mulinello, parlava ai corvi in compagnia del suo cane più grosso del mondo».

Masoni andava oltre il folklore. Gozzini, scriveva, era «anche un maestro nel forgiare l’acciaio, nel costruire le barche e soprattutto nel raccogliere i segnali segreti delle stagioni. Vita consumata ai margini, la sua, vita dura, durissima, vissuta con una leggerezza tutta speciale. Ora insieme a lui, è la memoria che se ne va, se ne va la storia del nostro fiume e un po’ della nostra infanzia».

Trent’anni dopo, la memoria se ne va di nuovo, ma per un altro motivo: qualcuno ha spaccato la lapide. Il Comune la rifarà. I giardini sull’Arno restano intitolati al Nanino. Il fiume è lo stesso. La targa, almeno per qualche giorno, no.

Fonte: La Nazione, Gabriele Nuti, 28 agosto 2026. Foto: lapide a terra ai piedi del leggio nei giardini sull’Arno (La Nazione).

Arianna Tosi

Corrispondente da Santa Croce sull'Arno

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Arianna Tosi

Racconta Santa Croce sull'Arno per altopascio.info. Dalle scuole alle fiere, passando per le concerie e il cuoio sull'Arno, tiene insieme cronaca e vita civile. Collabora con la redazione restando radicata nel territorio.