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Davvero le ‘liste stupri’ sono diventate una moda al liceo? Dopo Roma, anche Lucca. E una ragazza racconta…

L‘estetica del baratro esercita la sua seduzione ora che siamo così incapaci di corteggiare? Probabilmente sì, all’interno della tirannia della superficialità e del nichilismo digitale che rende il ritorno all’animale primitivo come un futuro. Uno potrebbe dirlo leggendo che un insegnante di un liceo di Roma, controllando un tablet utilizzato dagli studenti, si è ritrovato davanti a una “lista di stupri”. E non è la prima volta. Come se fosse in corso una mutazione antropologica in cui sesso e violenza rischiano di diventare la stessa cosa, dopo l’oscurantismo su determinati temi che è rimasto invariato, sebbene in forme più volgari, rispetto al Medioevo.

Questa volta, nella lista c’erano tre nomi di studentesse, tre minorenni contrassegnate come trofei in un documento digitale condiviso. È il terzo caso in pochi mesi, che rafforza il pensiero che l’infamia sia un trend semi popular tra gli studenti del liceo. Così, mentre la Procura dei Minori di Roma apre un’inchiesta per violazione sessuale, bisogna rendersi conto che non siamo più nel campo delle buffonate stupide. Non si tratta delle porcherie scritte sui muri. Non sono disegni osceni fatti più per risate che per dichiarazioni di desiderio. Una delle ragazze menzionate in quel elenco ha confessato alle sue compagne di essere stata abusata, una verità che ha anche sussurrato agli agenti della Squadra Mobile. È carne viva ferita, mentre la scuola, nel tentativo di contenere la situazione, si trincera dietro comunicati ufficiali che parlano di “dolore” e “vicinanza”.

È un vuoto pieno di nulla se non si cerca di ampliare l’intenzione oltre l’autodifesa per riconoscere che questi non sono episodi isolati. Infatti, a Lucca, al liceo Vallisneri, l’incidente è quasi identico: un graffito nei bagni degli uomini, nomi reali di studentesse, e un’illustrazione che non lascia spazio per interpretazioni. Qui, tuttavia, la cronaca è immediata e spietata: una madre ha presentato una denuncia dopo che sua figlia ha ricevuto una foto del graffito che la riguardava. Non è uno scherzo. La scuola di Lucca ha risposto con sanzioni disciplinari. Si punisce, ma non si pondera.

L‘elemento comune tra Roma e Lucca, tra il tablet e il muro, non è l’assoluta mancanza di pudore denunciata dai soliti bacchettoni, ma una ancora più grave incapacità di capire fino a dove si può arrivare e dove potrebbero iniziare le conseguenze. Quando il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Mario Rusconi, invoca la bocciatura automatica per i colpevoli, sta solo affrontando la superficie. Ed è profondamente triste. La questione non è solo la punizione, ma il meccanismo di gruppo che consente di creare un foglio di calcolo per catalogare le vittime di stupro e possibili bersagli. Senza alcuna percezione dell’alterità.

È facile, troppo facile, parlare della deriva di una generazione: questi ragazzi non sono alieni, sono i frutti di un superficiale egoismo adulto che ha normalizzato l’oggettificazione. Se la cronaca nera oggi ci costringe a parlare di “liste”, è perché abbiamo smesso di insegnare che la violenza sarà sempre e solo la prova definitiva della misera umanità. Non può esserci paternalismo nel guardare con orrore a questi fatti; deve esserci la cinica e cruda consapevolezza che la scuola (anche quando è detta “liceo”) e le famiglie (anche quando sembrano “esemplari”) hanno fallito, mettendo in una tragica e miserabile “lista delle cose irrilevanti” quella che dovrebbe essere ancora la missione più nobile: formare umanità. All’altra missione, “punire l’inumanità”, stanno già pensando gli investigatori, sia a Roma che a Lucca e non solo.

2026-04-19 11:38:00