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Artigianato, che emorragia. In un anno giù del 7,1%

Un tempo si diceva “impara l’arte e mettila da parte”. Di quell’arte non facevano solo parte la pittura, la scultura e l’architettura, ma tutte le attività che richiedevano l’uso delle mani. Questi mestieri erano tramandati di generazione in generazione, riuscendo a mantenere uniti i genitori e i loro figli. Si cresceva con un rumore di sottofondo, un aroma nell’aria e senza quasi accorgersene, si rimaneva segnati: quel mestiere, prima o poi, sarebbe diventato anche il proprio.

Lucca conosce molto bene la lunga tradizione dell’artigianato. Anche oggi, passeggiando per i vicoli del centro storico, si possono incontrare botteghe che resistono al trascorrere del tempo e all’avanzata di catene e multinazionali. Queste attività sono portate avanti per generazioni e le insegne sembrano diventare parte della strada stessa. L’anima artigiana di Lucca, insomma, è ancora lontana dallo spegnersi.

Ma qualcosa sta cambiando. E molto rapidamente. Novecentodieci artigiani in meno in un solo anno. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, pubblicato il 14 agosto. Tra il 2024 e il 2025, la provincia di Lucca è passata da 12.760 a 11.850 imprenditori artigiani: una contrazione del 7,1% che la porta al quinto posto in Italia, a pari merito con Prato, tra le province che nell’ultimo anno hanno registrato la maggior perdita percentuale. Solo Pesaro-Urbino (-8,3%), Mantova (-7,9%), Bologna (-7,5%) e Belluno (-7,3%) hanno fatto peggio. Un dato ancor più significativo se confrontato con la situazione nazionale. In Italia, gli artigiani sono passati in un solo anno da 1.367.545 a 1.297.710: quasi 70.000 in meno, pari al 5,1%.

E non è qualcosa di inaspettato. Già due anni fa, un precedente rapporto della CGIA aveva acceso i riflettori sulla provincia: tra il 2012 e il 2023, gli artigiani erano passati da 19.447 a 13.463. In undici anni, ne erano scomparsi 5.984, il 30,8%. Allora, Lucca occupava addirittura il terzo posto in Italia per la contrazione percentuale, dietro solo a Vercelli e Rovigo. Quindi, cosa sta succedendo? Perché una terra che ha costruito una parte della sua identità sul “saper fare” sta perdendo così rapidamente chi quel sapere lo custodisce?

Le ragioni sono molteplici e non riguardano solo Lucca. Secondo CGIA, a mettere in difficoltà le botteghe e le attività di vicinato sono principalmente la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce. Ma c’è qualcosa di ancora più profondo. Forse, prima ancora di perdere gli artigiani, abbiamo cominciato a perdere il desiderio di diventarlo. Bisogna chiedersi se c’è cresciuta una certa ostilità verso il “lavoro manuale” e se il lavoro d’ufficio sia diventato, nell’immaginario collettivo, più rassicurante di quello in un laboratorio. Come sottolinea CGIA, quando una bottega scompare, si perde “un presidio di socialità, di competenze e di identità”, e il volto di quartieri, piazze e comunità cambia.

Forse è per questo motivo che a Lucca, mentre molte attività vanno via e altrettanti nuovi negozi si aprono, le insegne delle vecchie botteghe rimangono. Sono ormai parte del paesaggio e di una memoria che, per fortuna, ancora fatica a scomparire.

Silvia Barsotti

2026-08-15 06:42:00