
Lucca, 15 agosto 2026 – A quasi un secolo dalla sua morte, Lucca si sta preparando per commemorarlo. In previsione del 2028, anno del centenario della grande impresa Roma-Brasile e della morte dell’aviatore lucchese Carlo del Prete, l’Associazione Arma Aeronautica di Lucca, in collaborazione con l’amministrazione comunale, sta promuovendo una serie di iniziative per restituire alla città e alle nuove generazioni la conoscenza di questo straordinario protagonista della storia aeronautica italiana. Un Comitato Tecnico Scientifico, promosso dall’Associazione Arma Aeronautica lucchese, sta lavorando alla creazione di un programma di iniziative culturali, storiche e divulgative dedicate al centenario.
La nota del presidente Garbini
“L’obiettivo – scrive in una nota il presidente Alessandro Garbini – non è solo celebrare un’impresa sportiva o un record. Si tratta soprattutto di riportare alla luce una storia fatta di studio, preparazione, coraggio, innovazione e sacrificio; una storia che lega Lucca alla grande epoca pionieristica dell’aviazione internazionale. Del Prete, infatti, non fu soltanto un audace trasvolat Mmeire. Fu anche un ufficiale di Marina, un ingegnere, un pilota e un uomo di grande preparazione tecnica. La sua storia rappresenta anche il contributo della cultura scientifica e tecnologica italiana allo sviluppo dell’aviazione moderna”.
Carlo Del Prete e la traversata Roma-Brasile
Carlo Del Prete è una delle figure più luminose e tragicamente note dell’aviazione italiana. Lucchese, ufficiale dell’Aeronautica, pilota e navigatore di talento, raggiunse la notorietà con la trasvolata delle due Americhe del 1927 e i record mondiali del 2 giugno 1928. Tra il 3 e il 5 luglio del 1928 – come racconta lo studioso Paolo Pescucci – compì insieme ad Arturo Ferrarin una delle imprese più ardite del tempo: la traversata Roma-Brasile senza interruzioni, oltre 7.188 chilometri in un unico balzo, record mondiale, atterrando tra le dune di Touros nel nord del Brasile con solo 15 litri di carburante residuo. Un volo che rese entrambi gli aviatori celebri su entrambe le sponde dell’Atlantico e nel mondo.
L’incidente
Del Prete e Ferrarin raggiunsero Rio de Janeiro solo il 5 agosto, con altri aerei. Furono accolti da imponenti celebrazioni che coinvolsero le autorità, i cittadini e le numerose comunità italiane del Paese. Dopo i festeggiamenti a Rio, era previsto un tour aereo nelle varie città del Brasile e quindi il 7 agosto del 1928, andarono all’isola di Governador, importante base della Marina brasiliana di fronte a Rio de Janeiro, dove era stato fortunosamente rimontato un idrovolante Savoia Marchetti S 62. Decisero di provarlo in volo: acceso il motore, Carlo Del Prete decollò e rimase per qualche tempo a bassa quota, poi l’idrovolante iniziò a salire verso l’altitudine prestabilita. Ma a una quarantina di metri di altezza, un’ala dell’idrovolante perse portanza, facendo precipitare l’aereo lateralmente, in modo precipitoso, sull’acqua.
I funerali a Rio
“L’impatto fu violento – ricorda Paolo Pescucci – e le conseguenze per i due piloti, rapidamente soccorsi dal personale della base militare, furono gravi. Ferrarin riportò fratture e contusioni, rischiò di annegare, ma riuscì a sopravvivere. Del Prete, invece, con entrambe le gambe fratturate era in condizioni molto più critiche. Trasportato in ospedale, affrontò una fase complicata a causa di un’infezione che i medici tentarono di fermare con l’amputazione della gamba destra. Tutti gli sforzi furono inutili: il suo corpo, provato dall’incidente, non riuscì a resistere. Del Prete, tre volte trasvolatore dell’Atlantico e detentore di 5 record mondiali, morì il 16 agosto 1928 a Rio De Janeiro. Ricevette tributi straordinari: almeno 250.000 persone parteciparono alle cerimonie funebri a Rio. In Italia, dopo l’arrivo in una Genova in lutto, il treno che portava la salma ricevette onori paragonabili a quelli che qualche anno prima erano stati conferiti al Milite Ignoto, fiori e folle in ginocchio a pregare sui binari che fermavano il treno. A Lucca, per il funerale, si radunarono oltre 100.000 persone, con oltre 700 corone di fiori”.
“Una memoria – sottolinea infine Alessandro Garbini – che non appartiene solo al passato, ma che può ancora parlare al presente e soprattutto alle giovani generazioni, mostrando come la conoscenza, la tecnica e il coraggio abbiano permesso a uomini come Carlo Del Prete di spingersi oltre i limiti conosciuti. Nel 2028 sarà Lucca a riportare alla luce la sua storia, perché quel viaggio, a cento anni di distanza, non venga dimenticato”.
2026-08-15 06:44:00