
LUCCA — In sei anni la provincia ha perso 926 attività al dettaglio (−16% dal 2019 al 2025). Solo nel capoluogo le saracinesche abbassate sono 202, con una stima di 30 milioni di euro di ricchezza sottratta al territorio. A dirlo è Confesercenti Lucca, che rilancia la raccolta firme nazionale contro la desertificazione commerciale.
«Meno negozi vuol dire meno ricchezza che resta sul territorio», ricordano il presidente provinciale Francesco Giannerini e il responsabile Daniele Benvenuti. Il Centro studi dell’associazione quantifica anche 139 milioni di euro “usciti” dalla provincia quando la spesa delle famiglie migra dai negozi fisici ai grandi marketplace internazionali: per ogni 100 euro spesi in bottega circa 70 restano in circolo locale; sullo stesso importo online la quota che lascia il territorio è specularmente alta.
Sul piano del lavoro, nel solo commercio al dettaglio del comune di Lucca la perdita stimata è di 294 addetti (271 titolari e 23 dipendenti). Fuori dai numeri restano, sottolinea Confesercenti, i costi su sicurezza, coesione e qualità della vita nelle frazioni e nei centri.
Da qui la spinta alla proposta di legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana del commercio di prossimità. La raccolta firme è già attiva in provincia: tra i Comuni che hanno aderito ci sono Viareggio, Capannori, Altopascio e Forte dei Marmi. Si può firmare nelle sedi Confesercenti di Lucca (via De Gasperi 152) e Viareggio (via San Giovanni Bosco 67), oppure online con Spid o CIE sul portale del Ministero della Giustizia.
«I numeri sono la testimonianza più clamorosa di cosa si intende per desertificazione commerciale», concludono dall’associazione: chiudere i negozi di vicinato non toglie solo un servizio, indebolisce l’intero sistema territoriale.
Fonte: La Nazione.
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