
Domenica mattina, a magazzino chiuso e senza nessuno dentro, una colonna di fumo nero si era alzata sopra Bozzano, nel comune di Massarosa, facendo scattare decine di chiamate ai vigili del fuoco. Due giorni dopo il quadro cambia: il sospetto di un incendio doloso, che aveva spinto la Procura a disporre accertamenti a tappeto, si è quasi del tutto dissolto. E l’attenzione ora si sposta sul tetto del capannone, finito in parte a terra.
La pista delle batterie al litio
Le fiamme, intorno alle 11 di domenica, avevano distrutto il magazzino della Centro Servizi Nautici, azienda che distribuisce attrezzature per le immersioni e i cosiddetti water toys, i giochi d’acqua gonfiabili e motorizzati. Ai vigili del fuoco erano servite circa due ore per avere ragione del rogo, alimentato dai materiali plastici stoccati all’interno.
Secondo quanto riporta NoiTV, l’ipotesi del dolo è stata quasi del tutto scartata dal pubblico ministero Antonio Mariotti, anche alla luce della relazione del nucleo investigativo e della polizia scientifica. La causa più probabile, a questo punto, sarebbe un’altra: le batterie al litio di uno dei water toys custoditi nel magazzino. Un innesco che, complice il giorno festivo e l’assenza di personale, avrebbe permesso all’incendio di svilupparsi indisturbato.
Nei giorni scorsi gli agenti del commissariato di Viareggio avevano acquisito i filmati delle telecamere interne messi a disposizione dal titolare e chiesto ai residenti della zona se avessero impianti di videosorveglianza, oltre ad ascoltare il titolare e i dipendenti accorsi sul posto.
Il campione della copertura: si cercano fibre di amianto
Sul fronte ambientale, l’Arpat ha reso noti i risultati dei primi accertamenti. Durante il sopralluogo i tecnici hanno rilevato danni significativi alla copertura del capannone. Non essendo stato possibile stabilire di che materiale fosse fatta, hanno prelevato un campione da una porzione caduta a terra per verificare l’eventuale presenza di fibre di amianto: sarà analizzato nel laboratorio dell’agenzia. Un prelievo analogo è stato effettuato anche dai vigili del fuoco. Il timore che si trattasse di lastre di eternit circolava già da domenica.
Qualche notizia rassicurante c’è. Le acque usate per lo spegnimento, anche per la quantità contenuta, sono rimaste confinate all’interno del capannone senza disperdersi nell’ambiente. Al momento dell’incendio, inoltre, non c’era vento: il fumo, scuro e denso, è salito in verticale fino a circa 50 metri. Considerata la breve durata del rogo e le condizioni meteo che hanno favorito la dispersione dei fumi, l’Arpat non ha ritenuto necessario procedere con ulteriori approfondimenti tramite modelli di diffusione.
Resta adesso da attendere l’esito delle analisi sul campione del tetto: è quello il dato che dirà se a Bozzano c’è da preoccuparsi per l’amianto.
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