
Una notte e un giorno interi non sono bastati. A Pontedera l’incendio scoppiato lunedì sera alla Ecoacciai Spa, nella zona industriale di Gello, è circoscritto ma non ancora spento, e i suoi effetti si allargano ben oltre la Valdera: l’impianto Revet, fermato in via precauzionale dall’ordinanza del sindaco, non può riprendere a lavorare nemmeno oggi, mercoledì 28 ottobre. Risultato: niente raccolta del multimateriale nelle province di Firenze, Prato e Pistoia.
Cosa è bruciato davvero
Non rifiuti plastici, come in molti avevano temuto vedendo la colonna di fumo alta decine di metri e visibile anche dalla Fi-Pi-Li, ma rottami metallici misti, arrivati in gran parte da automobili a fine vita. Secondo una prima ricostruzione riportata dal Tirreno, le fiamme hanno avvolto il materiale già premacinato ricavato dai cosiddetti «pacchi auto» – ferro, gomma e plastiche – che era stoccato nel deposito in attesa di finire nel mulino di frantumazione, da cui escono il ferro destinato ad acciaierie e fonderie e gli altri materiali da selezionare.
Le cause restano tutte da chiarire. Di certo c’è che il rogo è partito a stabilimento chiuso. E che né l’azienda, attiva da 25 anni nel recupero dei metalli ferrosi e non ferrosi e nella demolizione dei veicoli, né la proprietà, il gruppo bresciano Ferriera Valsabbia, hanno voluto commentare.
La prima chiamata al 112 da un’automobilista
L’allarme è scattato intorno alle 21 di lunedì 26 ottobre. A dare l’allarme per prima, racconta al Tirreno, è stata Desiré Cozzi, che tornava a casa dal lavoro lungo la superstrada: passando all’altezza del distributore Eni di Gello ha visto fuoco e fumo e ha chiamato subito il 112. «Faceva paura perché le fiamme si alzavano sempre di più», ha detto, convinta di essere stata la prima perché dall’altra parte del telefono non sapevano ancora nulla e le chiedevano il punto esatto.
Da lì una notte di lavoro senza sosta per i vigili del fuoco di Pisa, affiancati dalla squadra antincendio dell’azienda e da rinforzi arrivati dai comandi di Livorno, Lucca e Firenze. In campo anche il mezzo aeroportuale Superdragon X8, capace di portare fino a 17mila litri di acqua, schiume e polveri. Le operazioni sono andate avanti per tutta la giornata di martedì e proseguono oggi.
Camion bloccati e il polo dei rifiuti fermo
Martedì mattina davanti ai cancelli si sono ritrovati almeno una quindicina di camion arrivati da tutta Italia, dal Veneto alla Calabria e alla Puglia: autisti reduci dai giorni di sciopero in autostrada per il caro carburante, che non erano stati avvisati in tempo e non hanno potuto né scaricare né caricare.
Con l’ordinanza il Comune di Pontedera ha chiesto ai residenti nel raggio di due chilometri di tenere porte e finestre chiuse e ha sospeso le attività delle aziende entro 500 metri dal rogo. Si sono dovute fermare anche Revet, Ecofor Service e Geofor, un pezzo cruciale del sistema toscano di trattamento dei rifiuti: da qui i disagi alla raccolta in quasi tutta la provincia di Pisa e lo stop che, con Revet chiusa, ricade anche sul servizio di Alia.
Plures invita i cittadini delle tre province a non esporre oggi il multimateriale e, se lo hanno già fatto, a ritirarlo e tenerlo in casa fino alla ripresa del servizio. L’azienda dice di essere al lavoro per trovare impianti alternativi e promette aggiornamenti.
Arpat a caccia di diossine
I tecnici di Arpat sono sul posto da martedì per stimare la dispersione dei fumi. Le aree considerate critiche sono due: una che potrebbe allungarsi per circa un chilometro e mezzo verso ovest, in direzione del mare, e una di circa 500 metri attorno allo stabilimento. Lì verranno fissati i punti di prelievo dei campioni, che saranno analizzati alla ricerca di metalli, diossine, furani e idrocarburi policiclici aromatici.
Parole che in provincia di Pisa sono ormai diventate di uso comune: è il terzo grande incendio in meno di cinque mesi, dopo quello di giugno alla Delca Energy di Vicopisano e quello di luglio alla Spedi di Migliarino.
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