
Viareggio — Prima dell’occhio arriva il naso: odore acre sul ponticello che segna il confine con Lido di Camaiore. Sotto, la Fossa dell’Abate non sfocia: ristagna in una pozza scura, bloccata da una lingua di sabbia che chiude la foce.
La superficie è un tappeto verde di alghe in decomposizione; sotto, una moria silenziosa di pesci, a pochi metri dagli ombrelloni ancora aperti. Da una parte la ruota panoramica e la spiaggia di settembre; dall’altra un pantano sotto gli occhi dei bagnanti.
«Vi sembra uno spettacolo da offrire ai clienti? È un imbarazzo continuo», sbotta Iacopo Guidi, bagnino storico e rappresentante della Lega dei Cavalieri del Mare. «Sono ventisei anni che lavoro qui e la storia non cambia: si tiene la foce chiusa per paura che il fiume turbi la balneazione, e questa melma è il risultato».
Oltre alle alghe, si impantana la burocrazia. Guidi racconta incontri con enti e istituzioni senza soluzioni strutturali; ogni inverno la foce deviata erode metri di spiaggia agli stabilimenti. Un iter col Genio Civile di Massa per una deroga permanente, dice, è finito rimbalzato a Livorno: «Tutto bloccato, ripartiamo da capo».
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