
Pierfrancesco Favino è il volto della chiusura di Venezia 2026. Sabato 12 settembre l’83ª Mostra del Cinema chiude i battenti con la cerimonia dei Leoni e, subito dopo, il film fuori concorso Dio ride (God Laughs) di Giovanni Veronesi: Favino è Fra Leopoldo, frate che annuncia il Vangelo «con gioia contagiosa» mentre la Chiesa predica ancora in latino.
Il programma del giorno finale è stretto. Nel pomeriggio, alle 15 in Sala Casinò, va in scena l’omaggio a Hugo Pratt: Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia, documentario di Stefano Knuchel fuori concorso. È il capitolo che completa la trilogia dopo Hugo in Africa (2009) e Hugo in Argentina (2021), in vista del centenario Pratt del 2027. Archivi, foto e conversazioni inedite tra Venezia, Pacifico e Svizzera.
La serata che conta per il red carpet VIP è alle 21.45 al Palazzo del Cinema. Prima la Giuria Internazionale consegna Leone d’Oro e premi principali in Sala Grande; poi la prima mondiale di Dio ride, ambientato nel Seicento e liberamente ispirato a fatti reali. Per Veronesi è l’esordio assoluto in selezione alla Mostra come regista — un passaggio di carriera che il Lido marca con il film di chiusura, non con uno slot minore.
Accanto a Favino, nel ruolo del Cardinale Maculani, c’è Silvio Orlando. Nel cast quasi al completo anche Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi nei panni di Papa Innocenzo X. Atteso lo stesso Veronesi, regista e sceneggiatore. Per il documentario Pratt sono previsti Knuchel, Patrizia Zanotti e il biografo Dominique Petitfaux.
Come da tradizione, la premiazione resta più blindata (accrediti e ospiti), mentre le proiezioni serali chiudono la Mostra per tutti gli accreditati. Il messaggio della giornata è chiaro: Venezia 2026 non saluta con un film di genere usa-e-getta, ma con un ritratto di fede e comicità sacralizzata, affidato a uno dei volti più solidi del cinema italiano.
Favino, già abituato alle passerelle veneziane, chiude l’edizione da protagonista di sala — non da semplice ospite. Dio ride arriva dopo i Leoni, quindi con il festival già scritto nella storia dell’anno e lo sguardo del pubblico libero sul film di chiusura. Veronesi scommette su un Seicento popolare; Favino porta in dote la tenuta da star capace di tenere insieme critica e platea.
Niente spoiler ufficiali sulla trama oltre al pitch del frate «gioioso». Quel che conta per la cronaca VIP di oggi è l’incastro: Leoni, Pratt al pomeriggio, Favino e Orlando a sera. Venezia 2026 chiude così — tra Corto Maltese, un Papa Cecchi e un frate Favino che, almeno nel titolo, fa ridere anche Dio.
Per chi segue la Mostra da casa, il 12 settembre è il giorno in cui i rumor sui premi lasciano spazio ai nomi sul tappeto rosso della chiusura. Favino in saio, Orlando in porpora, Veronesi al primo Lido da regista: tre ragioni concrete per tenere d’occhio il Palazzo del Cinema dopo gli applausi ai Leoni.
Nel calendario vip del weekend, la chiusura del Lido si sovrappone ad altri flash di spettacolo, ma il peso specifico resta a Venezia: un Leone d’Oro da assegnare e un film di chiusura con cast da prima serata. Favino e Orlando insieme, sotto la regia di Veronesi, sono la sintesi più clickable della giornata — più di qualsiasi rumor laterale sui premi.
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