
Viareggio — Sono arrivate le motivazioni della sentenza che lo scorso 11 giugno ha condannato Cinzia Dal Pino a 18 anni per l’omicidio volontario di Nourredine Mezgoui, investito più volte con un Suv la notte dell’8 settembre 2024 in via Coppino, in Darsena. Nel documento di 52 pagine la giudice Nidia Genovese, presidente della Corte d’Assise di Lucca, spiega perché non è scattato l’ergastolo chiesto dalla Procura e perché è esclusa la legittima difesa.
La Corte ritiene provato il nesso tra gli investimenti e la morte: parla di «reiterato investimento» come «unica ed esclusiva causa» del decesso. La dinamica dell’inseguimento e degli arretramenti del veicolo, di «notevoli dimensioni e peso», viene letta come prova della volontarietà: il Suv sarebbe stato «puntualmente direzionato» contro Mezgoui, con alle spalle prima una vetrina e poi una colonna.
Respinti i principali argomenti della difesa (legittima difesa, preterintenzione, capacità di intendere e di volere compromessa). I periti hanno ritenuto l’imputata lucida e capace. Resta l’aggravante del mezzo insidioso per l’uso del Mercedes; escluse minorata difesa e crudeltà. Il passaggio decisivo sulla pena: Dal Pino avrebbe agito «a seguito della commissione di un reato ai suoi danni» e in uno stato «di agitazione, rabbia e turbamento», oltre a risultare incensurata. Resta ai domiciliari. I legali di entrambe le parti stanno analizzando il testo in vista degli eventuali appelli.
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